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Pubblicato il 27 marzo 2024
Quando parla il Capo di Stato maggiore della Difesa, l’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, il consiglio è quello di sempre: prendere appunti.
Eppure sarà un pregiudizio errato, forse un cattivo pensiero, ma tra i parlamentari riunitisi ieri a Montecitorio, pochi sembrano comprendere l’importanza dell’occasione. Lì, a un passo, vi sarebbe l’opportunità straordinaria di aumentare il proprio bagaglio di conoscenze, nonché il grado di consapevolezza delle sfide che, ebbene sì, minacciano l’Italia.
Però, pensandoci bene, meglio lo smartphone.
Avranno ragione loro, i distratti (a voler essere gentili), ma il contenuto della Relazione analitica sulle missioni internazionali italiane presentata da Cavo Dragone meriterebbe, almeno a detta di chi scrive, altro tipo d’attenzione. Non fosse altro che per un motivo: questo signore è un top player di livello internazionale. Signore e signori, è il prossimo Chairman del Comitato Militare NATO, che vi parla.

Si formò in Accademia Navale, vi tornò molti anni dopo coi gradi di Comandante. Volò negli USA, prese confidenza col cielo, lo rese amico, divenne abile al punto da meritare la qualifica di “pronto al combattimento” presso gli squadroni dei Marines, non esattamente gli ultimi arrivati. Esperienze durissime lo hanno forgiato: ha sfidato i pirati (non avranno orecchino e bandana, ma esistono ancora), frequentato teatri di conflitto tra i più complessi e rischiosi al mondo. No, vi fermo: questo non vuol essere un pezzo agiografico, ma solo premessa utile a restituire il contesto. Per dire che Cavo Dragone conosce la guerra, e proprio per questo sa che non è scritto da nessuna parte che la pace sia per sempre.

L’analisi di Cavo Dragone è quella di un Capo di Stato maggiore della Difesa. Parte da una visione d’insieme, ma è capace di scendere nel particolare. E la tesi iniziale non incoraggia: “Lo scenario globale, già fortemente compromesso“, spiega, “rischia di complicarsi ancora di più, con conseguenze imprevedibili nei diversi quadranti strategici“. Perché? “Perché crescono i punti di attrito con la Russia e i suoi alleati e simpatizzanti“. Benvenuti nel nuovo mondo.
La previsione è limpida, cristallina: l’impegno italiano in campo internazionale è “destinato ad aumentare“. L’Ammiraglio chiede per questo “un sano esercizio di realismo“. C’è chi pensa che il mondo occidentale debba svegliarsi, prepararsi al peggio per preservare il meglio. Nella narrazione dominante viene spesso scambiato per “guerrafondaio“. Eppure Cavo Dragone riconosce nella NATO “il solo e vero scudo di cui disponiamo per difendere la libertà e la democrazia“. Ripetiamo: difesa, della libertà, della democrazia.
Sono parole che derivano a maggior ragione dall’esperienza di questi anni, dalle lezioni apprese in particolare dalla guerra in Ucraina. La più importante, spiega Cavo Dragone, è che “la difesa della libertà è doverosa, necessaria, e riguarda tutti. C’è un Paese che combatte per la sua, e anche per la nostra, libertà di poter scegliere il proprio futuro“.
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