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Pubblicato il 11 aprile 2024
Che la questione fosse seria, capace di spostare i fragilissimi equilibri esistenti, si è capito in definitiva nella tarda serata di ieri. Ad annunciarlo uno scoop di Axios: il generale Erik Kurilla, comandante del CENTCOM – tradotto: il numero uno delle forze americane in Medio Oriente – è atteso in Israele. Peso massimo della potenza USA, attore chiave del processo decisionale a stelle e strisce, la sua presenza nello Stato Ebraico è il sintomo inequivocabile di una svolta imminente, il segno che la macchina del futuro ha acceso uno dei suoi motori.

Perché Gaza è Gaza, e le tensioni restano, come ferite rimarginabili ma cicatrici evidenti, eppure – al di là delle tensioni senza precedenti – Washington e lo Stato Ebraico condividono la consapevolezza di un comune destino, la necessità di mettere da parte le incomprensioni di ieri per difendersi dalle minacce di domani.

È per questo che un secondo dopo l’uccisione del generale Zahedi a Damasco, quando è chiaro che la Repubblica Islamica dovrà replicare per ripristinare il concetto di deterrenza, lo scambio di informazioni torna a registrare ritmi incessanti, a garantire che nulla venga lasciato al caso, e che l’attacco, quando avverrà – non “se” – non colga impreparato Israele.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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