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Pubblicato il 12 aprile 2024
Non basterà a saziarne gli appetiti di rivalsa, e chi spera che Teheran si accontenterà di reclamare una vittoria nello spazio informativo vive in sostanza in un mondo di fiabe. Eppure è un fatto che l’Iran abbia già vinto la prima delle sue battaglie. E senza lanciare neppure un missile in direzione dello Stato Ebraico. Per ora.
È stato possibile costringendo Israele a temere la portata della sua rappresaglia, favorendo l’inaccettabile pensiero che vivere in quella terra sia nel lungo periodo impossibile, un’utopia soltanto. E obbligando l’Occidente a domandarsi se la prassi di un conflitto a bassa intensità non sia in definitiva un retaggio del mondo di ieri, che ricacciare il genio all’interno della lampada, arrivati a questo punto, non sia più un’opzione.
Del resto le spie lampeggiano all’impazzata da giorni. E tutti gli indicatori lasciano presagire l’imminenza di un attacco iraniano contro Israele. Ma per dirla con le parole del senatore USA Marco Rubio, la risposta e il rischio di escalation che seguiranno sono strettamente dipendenti “da cosa e da come” l’Iran deciderà di colpire.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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