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Pubblicato il 17 aprile 2024
Nelle riunioni del gabinetto di guerra israeliano, ormai da giorni si ripete lo stesso schema. Se è vero che la Repubblica Islamica ritiene di avere riscritto a proprio vantaggio l’equazione strategica dei rapporti con Israele, se davvero a un attacco contro i propri interessi nella regione seguirà sempre un colpo assestato contro lo Stato Ebraico, allora ogni opzione di rappresaglia passata al vaglio è chiamata a soddisfare principalmente un requisito: ribaltare questo assunto, riappropriarsi del pallino di questo violento gioco.
Così quando un’opzione militare viene ritenuta troppo timida o prevedibile, comunque non in grado di ristabilire il principio della deterrenza, un funzionario della Difesa o un altro esponente del governo alza la mano, e aggiunge con cirscopezione: “Ci sarebbe poi questa’altra carta“. E tutti sanno cos’ha in mente, prim’ancora che lo abbia pronunciato: sta proponendo di colpire il programma nucleare di Teheran. Se lo sanno è perché a questo pensano pure loro dal momento esatto in cui il primo missile iraniano ha varcato la soglia dello spazio aereo israealiano.
È l’ingresso dell’elefante nella stanza: di solito non bussa alla porta. La sfonda.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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