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Pubblicato il 06 maggio 2024
Che in Georgia qualcosa di grosso stia bollendo in pentola, gli osservatori più attenti lo intuiscono la notte che precede quella di San Silvestro. È allora che Bidzina Ivanishvili annuncia il suo (ennesimo) ritorno nell’agone. L’oligarca più potente del Paese, il fondatore del partito al governo, Sogno Georgiano, l’uomo che ha costruito le proprie fortune in Russia, si dice a parole enormemente dispiaciuto di essere costretto a riprendere in mano le redini del Paese. Eppure a imporre la sua presenza, spiega affranto, è la “complicata situazione geopolitica” di Tbilisi: che i georgiani lo vogliano oppure no, toccherà a lui tracciare la rotta. Già in quelle ore è un suo vecchio alleato, nel frattempo divenutone oppositore, a riassumere la visione del mondo di Ivanishvili: “Sarà il primo ministro di un primo ministro, il presidente di un presidente“. Non si sbaglia.
Così non sorprende che pochi giorni fa, alla contro-manifestazione organizzata per mostrare al mondo che non tutti i georgiani sono contrari alla “legge russa” sugli agenti stranieri, a monopolizzare la scena sia lui: avete capito, Bidzina Ivanishvili.

Il suo discorso segna un prima e un dopo per la Georgia. Sono almeno cinque gli elementi di grande interesse.
Breve promemoria: qual è, l’oggetto del contendere? Un disegno di legge che, se approvato, costringerebbe le ONG, i media e i gruppi elettorali che ricevono più del 20% dei loro finanziamenti dall’estero a registrarsi come “Organizzazione che persegue gli interessi di una potenza straniera“. Il governo georgiano avrebbe modo di controllare in maniera invasiva l’operato delle entità considerate nemiche. Il rifiuto di iscrizione nel registro comporterebbe multe salatissime, pensate per costringere alla chiusura delle attività o all’esilio delle stesse.
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