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Pubblicato il 22 maggio 2024
Dissidenti iraniani in esilio guardano oggi verso Occidente. È da anni che attendono questo momento. E scrutando l’orizzonte credono che sia arrivato, che mai sia stato vicino come adesso. La Repubblica Islamica è ferita, scossa dalla morte di Ebrahim Raisi, il presidente che tutti (o quasi) già immaginavano prossima Guida Suprema. Ma l’incidente in elicottero che ne ha segnato la fine ha sparigliato i programmi di Ali Khamenei, l’uomo anziano, presumibilmente malato, che da tempo trascorre le giornate a pianificare la propria morte, convinto che sia questo – fondamentalmente – il più grande compito della sua vita.

Perché è un fatto che la reazione del regime all’emergenza abbia esposto l’inefficienza delle élite, messo a nudo il panico di apparati fedeli ma corrotti, allineati ma incapaci, costretti financo a un’umiliante richiesta d’aiuto all’America: “Grande Satana“, ma anche ultimo appiglio. Perché c’era un presidente disperso, come risucchiato dalla foresta, ostaggio di montagne inaccessibili, alla mercé di animali selvatici. E in tutto questo le forze di Teheran, propaganda a parte, sono apparse impotenti: nulla di più pericoloso per un regime basato sul terrore delle masse.

Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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