Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Pubblicato il 03 giugno 2024
“So che in Israele c’è chi non sarà d’accordo con questo piano e chiederà che la guerra continui a tempo indeterminato. Alcuni sono persino nella coalizione di governo. (…) Bene, ho esortato la leadership israeliana a sostenere questo accordo, nonostante le pressioni“.
Venerdì sera, ultimo giorno di maggio. La Casa Bianca convoca i giornalisti per una dichiarazione non programmata: il presidente degli Stati Uniti ha qualcosa di importante da dire. Si parla di Gaza, di Medio Oriente, ma quando Joe Biden presenta alla nazione la sua “Proposta per una pace duratura” in 3 fasi è chiaro a tutti che la diplomazia non sarà abbastanza. Servirà una buona dose di preghiere, per chi crede, perché il piano possa prendere realmente forma.

La prima fase dovrebbe avere durata di 42 giorni: prevede un massiccio incremento di aiuti per la popolazione di Gaza (si parla dell’ingresso di 600 camion al giorno), il ritorno a casa degli sfollati palestinesi, il parziale ritiro delle truppe israeliane. Soprattutto: il rilascio di 33 ostaggi israeliani tra donne, bambini, anziani, malati e feriti, in uno scambio con decine di prigionieri di sicurezza di Hamas.

Entro il 16esimo giorno di tregua, secondo la roadmap stilata dalla Casa Bianca, dovrebbero iniziare i colloqui sulla seconda fase dell’accordo (anche in questo caso lunga 6 settimane). È il clou della possibile intesa. Prevede la fine permanente delle ostilità, il rilascio degli ultimi ostaggi (il fatto che si tratti perlopiù di soldati israeliani maschi rende la partita più delicata) e il ritiro completo dell’esercito israeliano da Gaza. Un alto funzionario della Casa Bianca, in un briefing con la stampa che ha luogo dopo il discorso di Biden, chiarisce: Israele conserverebbe “sempre il diritto (…) di agire contro le minacce alla sua sicurezza“. Non è ben chiaro come questa garanzia verrebbe assicurata.

Infine la terza fase: i corpi degli ostaggi uccisi da Hamas verrebbero restituiti alle famiglie, e un piano per la ricostruzione di Gaza della durata di tre o cinque anni, supervisionato dagli Stati Uniti, dal Qatar, dall’Egitto, dalle Nazioni Unite, prenderebbe il via.
La sensazione è che gli scogli principali siano la prima e la seconda fase: arrivare alla terza significherebbe “missione compiuta“.

Come spesso gli capita quando parla agli americani, Joe Biden impiega parole oneste: “Questo è uno dei problemi più difficili e complicati del mondo. Non c’è niente di semplice, niente di semplice“. Ha ragione. A 72 ore dalle sue dichiarazioni l’accordo balla pericolosamente.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
Iscriviti