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Pubblicato il 25 giugno 2024
“Quando sarò presidente fermerò la guerra in Ucraina in 24 ore“. Parola di Donald Trump.
Sì, ma come?
Da mesi i retroscena tentano di delineare la strada eventualmente percorsa dal leader dei Repubblicani, dal nuovo/vecchio ipotetico inquilino della Casa Bianca che verrà. Ma ogni indagine, ogni inchiesta, ogni rivelazione difficilmente si allontana dal seguente scenario: Trump che esercita irresistibili pressioni su Volodymyr Zelensky, Washington che chiude i rubinetti dei rifornimenti a Kyiv. E Putin che dichiara una qualche forma di vittoria, concludendo provvisoriamente questa guerra, intascando un cospicuo bottino di terre, in attesa di completare l’opera, al primo momento opportuno.
Non è un’esagerazione, e neanche una caricatura, piuttosto la messa in atto del “Donald-pensiero” fin dall’inizio dell’invasione, quello secondo cui sia Kyiv che Mosca “vogliono salvare la faccia, vogliono una via d’uscita“. A svolgere il ruolo del mediatore sarebbe Trump in persona, voglioso di chiudere il “deal” per passare alla Storia, desideroso di esibire le tanto decantate capacità negoziali, ma al contempo vanificando di fatto oltre due anni di resistenza, accettando come nuovo paradigma nei rapporti internazionali la legge del più forte, e spalancando le porte a regole da giungla.

Eppure nelle ultime ore è emerso qualcosa di più. Non solo un’idea, ma un piano dettagliato, semi-ufficiale, di ciò che sarebbe dell’Ucraina in caso di presidenza Trump.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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