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Pubblicato il 15 luglio 2024
Quello di stanotte è stato solo il terzo discorso alla nazione dallo Studio Ovale pronunciato da Joe Biden durante il suo mandato, per dire dell’importanza del momento. Prima di oggi, il Presidente aveva fatto ricorso alla solennità del luogo solo il 2 giugno 2023, quando il Congresso era riuscito ad accordarsi in extremis sull’innalzamento del tetto del debito, giusto in tempo per scongiurare l’esaurimento dei fondi per pagare gli obblighi federali; e all’indomani degli attacchi del 7 ottobre da parte di Hamas contro Israele. In una frase: in circostanze straordinarie. L’attentato a Donald Trump è una circostanza grave e straordinaria. Il Presidente Biden ha parlato per 6 minuti. È stato un intervento da “vecchio” leader americano. Non nel senso di anziano, ma da presidente “di una volta”, da statista che crede con tutto sé stesso nell’unità dell’America. Dopo aver riportato alcuni flash in diretta, l’ho tradotto per voi. Merita. Buona visione, buona lettura.
Cari concittadini americani, questa sera voglio parlarvi della necessità di abbassare la temperatura della nostra politica e di ricordare che, anche se possiamo essere in disaccordo, non siamo nemici.
Siamo vicini di casa. Siamo amici, colleghi, cittadini. E, soprattutto, siamo concittadini americani. E dobbiamo restare uniti.
La sparatoria di ieri al comizio di Donald Trump in Pennsylvania impone a tutti noi di fare un passo indietro, di fare il punto su dove siamo e su come andare avanti.
Fortunatamente, l’ex Presidente Trump non è gravemente ferito. Ho parlato con lui ieri sera. Sono grato che stia bene. Io e Jill lo teniamo nelle nostre preghiere insieme alla sua famiglia.
Esprimiamo anche le nostre più sentite condoglianze alla famiglia della vittima uccisa. Corey era un marito, un padre, un vigile del fuoco volontario, un eroe che ha protetto la sua famiglia da quei proiettili. Dovremmo tutti tenere la sua famiglia e tutti i feriti nelle nostre preghiere.
Stamattina ho parlato di un’indagine in corso. Non conosciamo ancora il movente di chi ha sparato. Non conosciamo le sue opinioni o affiliazioni. Non sappiamo se abbia avuto aiuto o sostegno o se abbia comunicato con qualcun altro. I professionisti delle forze dell’ordine, mentre parlo, stanno indagando su queste domande.
Stasera voglio parlare di ciò che sappiamo: un ex presidente è stato sparato. Un cittadino americano è stato ucciso mentre esercitava semplicemente la sua libertà di sostenere il candidato che aveva scelto.
Non possiamo, non dobbiamo percorrere questa strada in America. L’abbiamo già attraversata nel corso della nostra storia. La violenza non è mai stata la risposta, sia che si tratti di membri del Congresso di entrambi i partiti presi di mira, sia che si tratti di una folla violenta che attacca il Campidoglio il 6 gennaio, o di un attacco brutale al coniuge dell’ex Presidente della Camera Nancy Pelosi, o di informazioni e intimidazioni ai funzionari elettorali, o di un complotto per il rapimento di un governatore in carica, o di un tentativo di assassinio di Donald Trump.
In America non c’è posto per questo tipo di violenza o per qualsiasi altra violenza. Punto. Senza eccezioni. Non possiamo permettere che questa violenza venga normalizzata.
La retorica politica in questo Paese si è fatta molto incandescente. È ora di raffreddarla. E tutti noi abbiamo la responsabilità di farlo.
Sì, abbiamo forti e profondi disaccordi. La posta in gioco in queste elezioni è enormemente alta.
L’ho detto molte volte: la scelta che faremo in queste elezioni plasmerà il futuro dell’America e del mondo per i decenni a venire. Ci credo con tutta l’anima. So che anche milioni di miei concittadini lo credono.
E alcuni hanno una visione diversa della direzione che il nostro Paese dovrebbe prendere. Il disaccordo è inevitabile nella democrazia americana. Fa parte della natura umana. Ma la politica non deve mai essere un campo di battaglia letterale e, Dio non voglia, un campo di morte.
Credo che la politica debba essere un’arena per un dibattito pacifico, per perseguire la giustizia, per prendere decisioni guidate dalla Dichiarazione di Indipendenza e dalla nostra Costituzione. Noi vogliamo un’America non di estremismo e di furore, ma di decenza e grazia.
Con l’avvicinarsi delle elezioni, tutti noi ci troviamo di fronte a un momento di prova. E quanto più alta è la posta in gioco, tanto più fervono le passioni. Questo pone un ulteriore onere su ciascuno di noi, per garantire che, per quanto forti siano le nostre convinzioni, non dobbiamo mai scendere nella violenza.
La convention repubblicana inizierà domani. Non ho dubbi che criticheranno il mio operato e proporranno la loro visione del Paese. Questa settimana viaggerò per difendere i nostri risultati e la mia visione del Paese, la nostra visione.
Continuerò a parlare con forza della nostra democrazia, a difendere la nostra Costituzione e lo Stato di diritto, a chiedere che si agisca nelle urne e che non ci sia violenza nelle strade. È così che dovrebbe funzionare la democrazia.
Discutiamo e dissentiamo. Ci confrontiamo e discutiamo sul carattere dei candidati, sui risultati, sui temi, sull’agenda, sulla visione dell’America.
Ma in America, risolviamo le nostre differenze alle urne. È così che lo facciamo, alle urne, non con i proiettili. Il potere di cambiare l’America dovrebbe sempre essere nelle mani del popolo, non nelle mani di un aspirante assassino.
La strada da percorrere attraverso le visioni concorrenti della campagna dovrebbe sempre essere risolta pacificamente, non attraverso atti di violenza.
Siamo fortunati a vivere nel più grande Paese del mondo. E io ci credo con ogni energia, con tutte le mie forze. Quindi, stasera, chiedo a tutti gli americani di impegnarsi per rendere l’America così – rendere l’America ciò che è – pensateci. Cosa ha reso l’America così speciale?
Qui in America, tutti vogliono essere trattati con dignità e rispetto, e l’odio non deve avere un porto sicuro.
Qui in America, dobbiamo uscire dalle nostre bolle, dove ascoltiamo solo coloro con cui siamo d’accordo, dove la disinformazione è dilagante, dove attori stranieri alimentano le fiamme della nostra divisione per plasmare i risultati coerenti con i loro interessi, non con i nostri.
Ricordiamoci: qui in America, mentre l’unità è il più sfuggente degli obiettivi in questo momento, niente è più importante per noi che restare uniti. Possiamo farlo.
I nostri fondatori hanno capito fin dall’inizio il potere della passione e hanno creato una democrazia che dava alla ragione e all’equilibrio la possibilità di prevalere sulla forza bruta. Questa è l’America che dobbiamo essere, una democrazia americana in cui le argomentazioni sono fatte in buona fede, una democrazia americana in cui lo stato di diritto è rispettato, una democrazia americana in cui la decenza, la dignità, il fair play non sono solo nozioni pittoresche, ma realtà vive, che respirano.
Lo dobbiamo a coloro che ci hanno preceduto, a coloro che hanno dato la vita per questo Paese. Lo dobbiamo a noi stessi. Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Non perdiamo mai di vista chi siamo. Ricordiamoci che siamo gli Stati Uniti d’America. Non c’è nulla, nulla, nulla che vada oltre le nostre capacità quando lo facciamo insieme.
Perciò, Dio vi benedica tutti. E che Dio protegga le nostre truppe.
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