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Pubblicato il 16 luglio 2024
Per capire se Tucker Carlson abbia ragione, se cioè “essere sparato in faccia cambia un uomo“, servirà qualcosa di più di un’emozionante entrata in scena. Eppure l’ingresso di un commosso Donald Trump al Fiserv Forum di Milwaukee, il bendaggio sull’orecchio destro a ricordare lo shock degli spari di Butler, entrano di diritto nella storia delle conventions, inserendosi alla voce “momenti memorabili“.
Chi è riuscito nell’impresa di intercettarlo dopo l’attentato, racconta di un uomo consapevole di aver ricevuto in dote dal destino una seconda opportunità, di essere “un sopravvissuto“. Così si spiegherebbe la decisione di buttare nel cestino il discorso preparato inizialmente per il suo intervento alla Convention Repubblicana, la scelta di scriverne uno da zero: meno urlato, il più possibile “presidenziale“.
“Il medico dell’ospedale – ha raccontato domenica pomeriggio The Donald a bordo del Boeing 757 che lo trasportava in Wisconsin – ha detto di non aver mai visto nulla di simile, lo ha definito un miracolo“. In giacca e camicia, senza cravatta, il suo staff a insistere per non scattare foto, l’ex Presidente sembrava ripetere più che altro a sé stesso: “Non dovrei essere qui, dovrei essere morto, dovrei essere morto“.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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