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Pubblicato il 25 settembre 2024
È stato solo nell’ultimo messaggio alla sua gente che Hassan Nasrallah ha infine apostrofato il maggiore generale Ori Gordin, l’israeliano a capo del Comando Settentrionale.
Il leader di Hezbollah, fino ad allora padrone delle proprie emozioni, è apparso per un attimo smarrire la calma: “Questo stupido, idiota, comandante vuole entrare in Libano per creare una ‘zona di sicurezza’ nel Sud“, ha sbottato.
Il tempo di ricomporsi, lo spazio di un amen, ed ecco rispuntare sul volto il ghigno delle migliori occasioni: “In effetti, noi speriamo che Israele entri in Libano. Aspettiamo i loro carri armati giorno e notte, diciamo loro: “Benvenuti!“.

Il caso vuole che sia ora proprio Ori Gordin a suonare idealmente la carica, a scacciare i timori che da anni assillano la leadership militare e quella politica dello Stato Ebraico.
Si dice che settimane fa, in una riunione alla presenza del ministro della Difesa Gallant, Gordin e i suoi uomini abbiano giurato: da quando l’ordine del governo verrà emesso, avremo bisogno di un minuto, uno soltanto. Sessanta secondi per muovere guerra, per portare il nostro attacco. Per entrare in Libano, e per fare il nostro dovere.

Sarà quello il primo momento della verità. Quello in cui sarà finalmente chiaro se Hassan Nasrallah ha bluffato oppure no. Quello in cui si comincerà ad intuire se Hezbollah ha il potenziale per bloccare Israele in un pantano. O se quasi vent’anni dall’ultima guerra non sono trascorsi invano.
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