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Pubblicato il 24 ottobre 2024
Basterebbe ripercorrere le dichiarazioni rilasciate dai protagonisti soltanto negli ultimi giorni, registrare il cambio di tono delle parti interessate, unire i puntini. E poi prendere atto di un’accelerazione degli eventi a suo modo spaventosa, venire a patti (almeno in parte) con un fatto nuovo, ma pure chiaro: l’invasione russa dell’Ucraina è in procinto di entrare in un’altra fase, molto grave, potenzialmente in grado di provocare ripercussioni ben oltre la linea del fronte attuale.
Per comprendere pienamente lo stato dell’arte è necessario però sottoporsi ad un elastico. Andare avanti, e poi tornare indietro. Cominciare cioè dall’ultima dichiarazione in ordine di tempo realmente rilevante, quella messa a referto da Yoon Suk Yeol, presidente della Corea del Sud, pronto a giurare poche ore fa che Seul “non resterà mai inerte” dinanzi al dispiegamento di truppe nordcoreane in Russia.
Fatto questo, dicevamo, è necessario tornare indietro. Almeno fino alla prima avvisaglia di una notizia dirompente, contenuta in un rapporto di intelligence preso per giorni (arrogantemente) sottogamba in Occidente. Quale? Quello firmato dai servizi segreti della Corea del Sud. Quello in cui veniva segnalato il (primo) trasferimento di forze speciali di Pyongyang in Russia.
Ne deriva che i quesiti a cui cercare di rispondere siano tanti.
Qualche esempio: chi sono i soldati spediti da Kim Jong-un in aiuto di Vladimir Putin? Quanti sono? Cosa faranno? Qual è il piano? E ancora: per quale motivo il loro dispiegamento in Europa rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza della Corea del Sud? E perché Seul non può restare a guardare? Informazioni, ipotesi, scenari.
Iniziamo per gradi, appunto dal report del National Intelligence Service sudcoreano.
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