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Pubblicato il 03 dicembre 2024
Se in quest’ultimo ballo così cattivo, inutilmente difficile, irrimediabilmente amaro, qualcuno avesse voluto trovare almeno un appiglio, una certezza a cui aggrapparsi, è a Nantucket che avrebbe dovuto guardare. E cioè sull’isola del Massachusetts da 49 anni termometro di fortune e disgrazie della famiglia Biden, ritrovo insostituibile per ogni Giorno del Ringraziamento che abbia l’ambizione di essere definito tale, rifugio in cui Joe Biden ha cercato riparo, anche quando tutto intorno infuriava tempesta.
Proprio dieci anni fa, di questi tempi, l’allora Vicepresidente maturò la consapevolezza che nessuna festa sarebbe stata più lo stessa. La malattia del figlio Beau, “il mio meraviglioso ragazzo“, a rendere fuori luogo ogni ottimismo forzato, a turbare la serenità dei presenti. Rientrato a Washington, presso la sua residenza, Biden tirò fuori dal cassetto un diario, affidando alla carta una sola grande richiesta: “Osservatorio Navale, 30 novembre 2014, 19:30. Siamo appena tornati da Nantucket. Prego di trascorrere un altro anno insieme nel 2015. Beau. Beau. Beau. Beau“. Il desiderio, per la cronaca, non venne esaudito.

Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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