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Pubblicato il 05 dicembre 2024
Un sismografo capace di restituire l’intensità delle scosse telluriche registrate a Washington a partire dalle 22:23 di martedì, ora di Seul, non risulta sia stato ancora inventato. Eppure non è così difficile immaginare cosa sia passato per la testa dei componenti il team di Sicurezza Nazionale USA, per non dire dei vertici militari americani, d’un tratto posti dinanzi alla prospettiva che uno dei maggiori alleati in Asia, se non proprio il più affidabile, stesse non solo introducendo la legge marziale nel Paese, ma pure facendo il proprio ingresso in un nuovo mondo.
L’approssimazione con cui Yoon e i suoi fedelissimi hanno dato seguito alle loro intenzioni, unita al coraggio e alla prontezza di riflessi mostrati dalla società civile sudcoreana, hanno fatto sì che le castagne fossero tolte dal fuoco per tempo, risolvendo il rompicapo prima che assumesse la dimensione di un guaio irreparabile, una tragedia per milioni di persone. E con loro per gli interessi americani.
Ma è un fatto che i 28.500 soldati statunitensi di stanza in Corea del Sud abbiano iniziato, ad un certo punto della notte, a guardarsi più o meno idealmente negli occhi, e a domandarsi se la loro posizione potesse rappresentare all’improvviso non più una risorsa, ma una debolezza esposta, un’occasione ghiotta per i nemici dell’America.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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