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Pubblicato il 15 dicembre 2024
Nelle ore in cui Damasco pareva sul punto di cadere, pure prima che i ribelli di Al Jolani arrivassero alle porte della capitale, è al maggiore generale Hussam Luka che tutti hanno guardato, al capo delle spie di Bashar al-Assad.
Le voci di esplosioni nei pressi del Palazzo Presidenziale, quelle di scontri in atto tra le guardie del dittatore e la 4^ Divisione dell’Esercito, fedele a Maher al-Assad, fratello senza scrupoli, sì, desideroso di un ruolo di maggior prestigio, anche, ma al momento del dunque rivelatosi leale nei confronti del più grande Bashar, pronto a difenderlo da un presunto golpe, ispirato – sostenevano alcuni – proprio dall’infido Hussam.

Il tempo ha ridimensionato l’accaduto, ma non l’importanza dell’uomo a cui il tiranno di Damasco ha affidato la guida dei propri servizi segreti, e non soltanto. Porta la sua firma, infatti, l’ultimo cablogramma della discordia, quello datato 5 dicembre, quello in cui Luka dà conto al presidente dei suoi ultimi, febbrili, insospettabili, contatti internazionali.
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