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Pubblicato il 11 gennaio 2025
“Lo juro por la Historia, lo juro por mi vida“. Lo giuro sulla Storia, lo giuro sulla mia vita.
Nicolás Maduro mette tutta l’enfasi di cui è capace nelle ultime battute del giuramento che completa il suo colpo di mano. E pure di Stato.
Mano sinistra tesa, l’altra sulla Costituzione della Repubblica Bolivariana, il dittatore venezuelano è visibilmente emozionato.
A migliaia di chilometri da Caracas, lontano dal caos, dalla miseria, qualcuno azzarda: no che non è emozione. È paura, tensione che finalmente scema. È sollievo, certezza di aver vinto.
Per mesi, dopo le elezioni di luglio, il presidente eletto Edmundo González Urrutia e la leader de facto dell’opposizione, María Corina Machado, hanno dato appuntamento al popolo venezuelano per la giornata di ieri: il 10 gennaio. Non una data a caso, ma quella indicata dalla Costituzione per il giuramento del nuovo presidente. In mezzo, l’esilio autoimposto del vincitore del voto, la fuga rocambolesca in Spagna, il tour internazionale per raccogliere sostegno. E poi le promesse, tante, purtroppo infrante. Fino a pochi giorni fa, González Urrutia aveva garantito: tornerò in Venezuela, giurerò da presidente, lo vedrete.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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