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Pubblicato il 04 febbraio 2025
Pechino. La segnaletica ai margini dell’enorme cantiere parla chiaro: scattare fotografie è vietato, come pure far volare droni nelle vicinanze. Le guardie di sicurezza schierate a protezione degli ingressi rifilano sguardi torvi ai passanti. I più coraggiosi, coloro che si azzardano a domandare se un’occhiata veloce sia per caso possibile, vengono respinti bruscamente, senza troppi complimenti.
Eppure è giustificata la curiosità dei passanti, figurarsi quella della stampa straniera. Almeno 100 gru lavorano su un’area di circa 5 km²: sforzo mastodontico, in netta controtendenza rispetto ad uno sviluppo immobiliare che in tutta la Cina ha fatto segnare una grave battuta d’arresto.
Così è per sottrazione che bisogna cercare conferme ai sospetti: l’assenza di showroom, tipicamente associati ad un progetto immobiliare commerciale, è il primo segno. Il secondo è il fatto che, a differenza di quanto accada normalmente, neppure in rete vi siano menzioni ufficiali di questo cantiere.
Un posto di blocco impedisce la seconda via d’accesso al cantiere, quella collocata sul retro. Le attività escursionistiche nelle vicinanze sono un retaggio del passato. Le aree turistiche? Non più frequentabili. È allora un negoziante del luogo a descrivere l’area senza mezzi termini: si tratta di una “zona militare“, qui perdete tempo.
Per l’intelligence americana non è una sorpresa. Da tempo osserva con attenzione ed interesse ciò che accade nella porzione occidentale della capitale cinese. Alla grandezza del cantiere corrisponde l’importanza del progetto. Città nella città, mistero nel mistero. Pechino sente più vicino il momento delle scelte: è proteggere Xi, il Presidente, la massima urgenza.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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