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Pubblicato il 06 febbraio 2025
Il mondo è già abbastanza complicato di suo, pieno zeppo di nemici pronti ad approfittare di un tuo passo falso, per doverti preoccupare pure degli amici, di chi sulla carta dovrebbe guardarti le spalle.
Così c’è da capirli i vertici degli 007 del Regno Unito, gli alti funzionari descritti in queste ore come “profondamente allarmati” dalle conseguenze che la nomina di Tulsi Gabbard a capo dell’Intelligence Nazionale USA potrebbe comportare. Pure per la sicurezza di Londra.
E no, non si tratta di ficcare il naso nelle questioni di Washington, di sindacare sulle scelte di Donald Trump, di questo Presidente destinato a scontrarsi col primo ministro Keir Starmer molto prima di quanto Londra abbia cercato di suggerire in queste prime settimane di “nuovo mondo“.
Il punto è un altro: è che la cosiddetta “Special Relationship” fra le due sponde dell’Atlantico comporta dei vantaggi, ma in certe fasi storiche può pure rivelarsi un’arma a doppio taglio.
È che il livello di intimità tra l’intelligence inglese e quella americana è tale che una falla nel sistema statunitense è un tallone d’Achille per le difese del Regno.
È che mai come oggi Londra reputa alto il rischio di una penetrazione, di un’infiltrazione di un cavallo di Troia.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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