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Pubblicato il 14 marzo 2025
È un periodo di lavoro intenso per gli 007 di Washington.
Rapporti di intelligence classificati vengono commissionati con frequenza insolita. Valutazioni fondate su informazioni altamente riservate tengono banco nelle discussioni a porte chiuse, tra i componenti il team di sicurezza nazionale USA, fra chi ha il compito – o forse solo l’ambizione – di orientare le scelte del presidente degli Stati Uniti.

Così è uno degli ultimi dossier poggiati sulla scrivania dello Studio Ovale, datato più precisamente 6 marzo, ad attirare adesso l’attenzione, a fornire risposte, ma a sollevare pure nuovi quesiti. Per intenderci: è corretta la strategia intrapresa da Donald Trump nei confronti di Vladimir Putin?
Alt.
Gli uomini dell’intelligence, gli autori del report in questione, chiariscono in prima istanza di non voler giudicare l’approccio del Presidente: non è quello il punto. La loro relazione, piuttosto, si concentra sulle intenzioni dell’interlocutore di turno, valuta i suoi obiettivi, la sua buona o cattiva fede. Ed è un mestiere difficile: perché richiede capacità di leggere i pensieri di un uomo oscuro, di un giocatore che ha fatto della manipolazione il suo tratto distintivo.
Ma qualcuno deve pur farlo: gli 007 americani sono pagati per questo. Cambiano le amministrazioni, si alternano le stagioni politiche, eppure la comunità d’intelligence degli Stati Uniti resta la base da cui partire, la fonte di informazioni privilegiata quando si tratta di anticipare le mosse del nemico. Del resto è un fatto: in questi anni, fin dalle settimane precedenti l’invasione dell’Ucraina, le spie USA hanno dimostrato di poter contare su occhi e orecchie di primo livello, soprattutto fra i corridoi del Cremlino.
Ecco, alla luce di quanto appena affermato, i fatti che seguono non sono buone notizie.

Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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