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Pubblicato il 18 marzo 2025
È il grande giorno: Donald Trump e Vladimir Putin sono pronti a discutere di una possibile tregua in Ucraina. La Casa Bianca aumenta l’attesa per il colloquio: il “deal” con Mosca, spiega, “non è mai stato così vicino“. Fosse vero: la Coalizione dei Volenterosi potrebbe essere costretta ad accelerare i suoi piani. Già tra due giorni, a Londra, i responsabili militari del gruppo messo insieme da Keir Starmer si riuniranno per un vertice “operativo”. Mappe del fronte alla mano, discuteranno “in modo molto specifico” di dove dovrebbe essere schierata la forza di peacekeeping. E su quali numeri dovrebbe poter contare.
Sulla sua composizione sono state fatte molte ipotesi, supposizioni, illazioni. Questo pezzo vuole rappresentare una bussola con cui cercare di orientarsi. Chi è dentro, chi è fuori, con quali capacità, con quale ruolo. E ancora: quali sono le possibili sorprese, i “colpacci”, quali i grandi assenti della coalizione. Indossate l’elmetto, procediamo con ordine (rigorosamente alfabetico).
È una delle voci più importanti nella Coalizione dei Volenterosi che verrà. Le forze australiane hanno grande esperienza in operazioni NATO e ONU, con truppe altamente addestrate in stabilizzazione e ricostruzione post-bellica in aggiunta ad ottima capacità di supporto logistico a lungo raggio, anche in condizioni difficili. La presenza “aussie” non era scontata, ma con una scelta saggia il primo ministro Anthony Albanese ha chiarito che la stabilizzazione del continente europeo rientra nell’interesse nazionale australiano (figuratevi nel nostro). Peccato che i numeri non possano essere particolarmente corposi. Nel migliore dei casi si parlerà di qualche centinaio di soldati. Il motivo è da rintracciare nel Pacifico: la Cina sta intensificando le manovre di coercizione contro l’Australia. Canberra non può permettersi di sguarnire le proprie difese. Ogni sforzo ha un costo.

Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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