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Pubblicato il 28 marzo 2025
Non sono indovini, ma cercano di anticipare il futuro. Per questo lavorano giorno e notte, festivi inclusi, spesso nell’ombra, invisibili per definizione.
Non sono infallibili, ma nessuno può leggere il presente meglio di loro. Merito di fonti privilegiate, di rischi spesso sottovalutati, di un coraggio che sfocia nell’ossessione.
Non hanno la sfera di cristallo, ma ogni 365 giorni stendono un report trattato da funzionari e addetti ai lavori come il più prezioso dei doni. Magia difficilmente eguagliabile, frutto di una fiducia meritata sul campo, costruita negli anni. Leggenda che si perpetua, a suon di corrette valutazioni.
Sono gli uomini e le donne della Comunità di Intelligence degli Stati Uniti: spie, agenti segreti, 007, se preferite.
In un mondo travolto dalle correnti, sferzato da venti di burrasca, alle prese con raffiche di guerra e instabilità diffusa, l’Annual Threat Assessment è la bussola, lo strumento per non perdere l’orientamento. È il mezzo attraverso il quale l’America si guarda dentro, mettendosi a confronto con tutte le minacce esterne. È il modo per valutare lo Stato del Male. Fissate le cime, assicuratevi alla nave, nei prossimi mesi si preannuncia tempesta.

Il documento in questione, come da tradizione, si divide in aree di interesse. Ma c’è una novità non banale nella disposizione del dossier: il nuovo Direttore dell’Intelligence Nazionale, Tulsi Gabbard, ha scelto di destinare le pagine iniziale del report agli attori transnazionali non statali. La lista è lunga e variegata: si va dai cartelli della droga messicani ai narcotrafficanti colombiani, passando per i trafficanti di essere umani, i produttori di fentanyl, fino ad arrivare agli estremisti islamici. Non si tratta di una scelta frutto del caso: piuttosto è un indicatore delle priorità di chi governa.
Ma attenzione, è cambiata la mano di chi dirige l’intelligence, non la missione del documento di 29 pagine che sto per presentarvi. Quale? “Fornire informazioni approfondite, indipendenti e prive di filtri, di cui decisori politici, militari e forze di sicurezza interna hanno bisogno per proteggere le vite degli americani e gli interessi degli Stati Uniti ovunque nel mondo (…) nel corso del prossimo anno“.
Piccola premessa: la valutazione degli 007 di Washington non lascia sereni. La crescente cooperazione fra Russia, Cina, Iran e Corea del Nord sta aumentando la loro forza e, soprattutto, la possibilità che le ostilità con uno di essi attirino un altro nella contesa.
Perché è importante: perché siamo dinanzi ad un problema di natura strategica. L’America resta la prima potenza al mondo, non si accettano obiezioni in merito. Ma che succede se i suoi nemici fanno squadra? Se si alleano contro di essa? È un quesito urgente, a maggior ragione nel momento in cui le mosse di questa presidenza hanno l’effetto di sfumare il concetto di Occidente, di indebolire i legami fra le due sponde dell’Atlantico.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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