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Pubblicato il 31 marzo 2025
Un misterioso convoglio senza insegne, in una mattina di primavera apparentemente come tutte le altre, è ora fermo all’angolo di una strada della capitale ucraina. A bordo, due uomini di mezza età, vestiti in abiti civili, vorrebbero non attirare l’attenzione: la loro missione è già iniziata.
Un viaggio segreto: il motore di questa storia. E pure il primo passo dell’incredibile inchiesta di Adam Entous, reporter investigativo del New York Times, per oltre un anno sulle tracce di una “storia mai raccontata“.
Oltre 300 interviste, ascoltando funzionari governativi, ufficiali militari, agenti dei servizi di intelligence occidentali: sono gli ingredienti di uno degli articoli più importanti dall’inizio della guerra in Ucraina, gli elementi fondamentali di un racconto denso di retroscena e dietro le quinte inediti, imprescindibile per capire come – e fino a che punto – l’America sia stata coinvolta segretamente nella difesa dall’invasione lanciata da Vladimir Putin.
Quella che segue, è una storia di coraggio e di errori. Di amicizia e fratellanza. Di tradimenti e di rimpianti. È la storia di come la Casa Bianca abbia tentato di salvare Kyiv, probabilmente invano; di come l’Ucraina abbia cercato di difendersi, poi di vincere la guerra, rischiando di perdere tutto ciò per cui ha lottato. È una storia di uomini. Di ucraini, di americani.

Sulle auto senza insegne che lasciano furtivamente Kyiv, ad un paio di mesi dall’ingresso delle truppe russe nel Paese, un commando britannico armato fino ai denti è incaricato di scortare all’aeroporto polacco di Rzeszów-Jasionka due generali ucraini di alto rango.
Sono loro gli uomini di mezza età vestiti in abiti civili, le piccole storie da cui ha origine una vicenda incredibilmente più grande.
Ad attenderli, sulla pista di decollo, c’è un aereo cargo C-130. Deve trasportarli a Clay Kaserne, quartier generale dell’esercito americano in Europa a Wiesbaden, in Germania. La loro missione? Forgiare uno dei segreti più gelosamente custoditi della guerra in Ucraina.
Il tenente generale ucraino Mykhaylo Zabrodskyi, uno dei due passeggeri, ricorda per filo e per segno il suo primo incontro con il generale americano Christopher T. Donahue, comandante del 18° corpo aviotrasportato. Nel mondo clandestino delle forze speciali, è una specie di celebrità. Al fianco di squdre operative della CIA ha dato la caccia ai capi terroristi più pericolosi fra Iraq, Siria, Libia e Afghanistan. E sì, ha modi schietti, forse perfino rudi, ma è quello che il comandante delle forze americane in Europa, il generale Cavoli, definisce “una sorta di eroe dei fumetti”.
Di lui ci si può fidare.

Così il messaggio di Donahue arriva dritto al punto. Squadernate le mappe dell’est e del sud dell’Ucraina sotto assedio, dove le forze russe surclassano quelle di Kyiv, il generale a stelle e strisce chiarisce il suo punto di vista: “Potete urlare ‘Slava Ukraini’ quanto volete con gli altri. A me non importa quanto siete coraggiosi. Guardate i numeri“. Non si tratta di una provocazione fine a sé stessa. Piuttosto di una proposta: stabilire una partnership di intelligence, strategia, pianificazione e tecnologia. L’arma segreta dell’amministrazione Biden per salvare l’Ucraina e proteggere l’ordine mondiale minacciato da Vladimir Putin. “Non ti mentirò mai. Se tu mi menti, abbiamo chiuso“, dice il generale Donahue al collega ucraino alla fine di quell’incontro. “La penso esattamente allo stesso modo“, risponde Zabrodskyi.

Sommario:
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