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Pubblicato il 01 maggio 2025
“Habemus. Diario dal Conclave“ è la rubrica che racconta giorno per giorno l’attesa elezione del successore di Pietro. Retroscena, segnali, sussurri vaticani: il Blog accompagna gli iscritti Oltretevere, nel cuore delle scelte che decideranno il prossimo Papa.
Giorno 10.
L’anziano cardinale rimasto a Casa Santa Marta, in questo 1° maggio misto di riposo e fitti colloqui, ne è sicuro: “Sarà uno dei nostri, sarà un italiano“.
D’altronde è a questo obiettivo che da giorni, più o meno sottotraccia, lavora una folta schiera di porporati sopra gli ottant’anni.
L’età avanzata e i regolamenti potranno pure impedire loro di varcare la soglia della Cappella Sistina, ma l’esperienza maturata in più conclavi resta un jolly nel mazzo: è la chiave che permette di guidare le Congregazioni generali, di orientare il dibattito verso quello che considerano l’approdo salvifico per il futuro della Chiesa. Quale? Ma è ovvio, di nuovo: “Che il prossimo Papa sia uno dei nostri, che sia un italiano“.
Ora difficilmente, nei colloqui con gli altri porporati, l’appartenenza geografica viene citata come un valore aggiunto. Anche ne fossero convinti – e molti cardinali lo sono – presentarsi alle berrette rosse straniere chiarendo che “serve un italiano” non sarebbe una mossa particolarmente azzeccata.
Dopotutto la compagine tricolore resta sì la più nutrita tra i singoli contingenti nazionali – con 17 cardinali elettori supera da sola l’intera America del Nord, eguaglia il Sud America e ha un solo porporato in meno rispetto all’intera delegazione africana – ma non ha comunque i numeri per dettare legge o imporre di forza la propria scelta. Occorre lavorarci.
Eppure a meno di una settimana dal primo scrutinio è forte la fiducia di chi immagina per sé il ruolo di kingmaker. Anzi, di “popemaker“.
A questo proposito, dietro le quinte, sarebbe stato delineato anche un primo abbozzo di strategia, di piano di battaglia; con tanto di pallottoliere ripescato da precedenti conclavi e aggiornato con nomi, inclinazioni e fedeltà dei 133 porporati votanti.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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