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Pubblicato il 11 maggio 2025
Nessuno sa dire quanto durerà.
Perché la tregua rischia già di crollare sotto i colpi di artiglieria registrati lungo la Linea di Controllo, travolta dalle ripetute incursioni di droni riportate nelle ultime ore, dai lanci di razzi che ormai da giorni scandiscono la nuova quotidianità degli abitanti delle due sponde del Kashmir.
Eppure è un fatto che all’interno dell’amministrazione USA, per quanto fragile, l’annuncio di Donald Trump sul raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco tra India e Pakistan sia stato salutato con una soddisfazione quasi sospetta.
Diversa – per intenderci – da quella che spesso accompagna le ambiziose rivendicazioni da “peacemaker” del Presidente americano.
Un sollievo meno teatrale, poco ostentato, ma anche sorprendentemente sincero. Quasi a suggerire che stavolta, tra collaboratori e fedelissimi dell’inquilino della Casa Bianca, sia stato sperimentato un senso di sollievo autentico, al di là del messaggio da veicolare all’esterno, e figlio delle ore di grande apprensione respirate nei corridoi dell’ala Ovest, quando il confine tra guerra e schermaglie è apparso incredibilmente labile.

È una percerzione che ha che fare con alcuni rapporti di intelligence trasmessi alla leadership statunitense soltanto nelle ultime ore. Nonché con resoconti e valutazioni degli 007 americani talmente allarmanti da provocare turbamento diffuso tra i funzionari americani; gravi al punto da convincere il vicepresidente Vance a muoversi in prima persona, a sconfessare quanto pronunciato in un’intervista su Fox News meno di 24 ore prima.
La storia è nota solo in parte.
È giovedì sera quando il numero due dell’amministrazone USA, sollecitato sullo scambio di colpi fra New Delhi e Islamabad, ribadisce la propria linea di politica estera tradizionale: “Non ci faremo coinvolgere in una guerra che fondamentalmente non ci riguarda e su cui l’America non ha alcun potere di controllo. Sapete, l’America non può dire agli indiani di deporre le armi. Non possiamo dire ai pakistani di deporre le armi“.
La sensazione è che Washington non solo ritenga di non avere un ruolo definito nella partita in corso fra le due potenze nucleari, ma che per qualche ragione non voglia nemmeno schierarsi.
È nello spazio di una notte che tutto cambia.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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