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Pubblicato il 16 maggio 2025
Si dice che a inizio anno, dopo i colloqui tra russi e americani in Arabia Saudita, Recep Tayyip Erdoğan abbia espresso insoddisfazione e malcontento da Sultano: atteggiamento concesso solo a un leader tanto centrale e influente, legittimato a offendersi quando il proprio ruolo di mediatore viene meno.
Eppure è apparso chiaro fin da subito che si trattasse solo di una parentesi, di un piccolo fraintendimento.
Il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, sarà anche un attore scaltro e in ascesa, ma agli occhi del Cremlino resta troppo vicino agli Stati Uniti. Per quconesto motivo, ben venga il suo aiuto in una fase iniziale – quella del primo approccio, del rapporto da ricostruire dopo tanto gelo – ma quando si tratta di affrontare la “questione ucraina”, non si scherza. Si torna a Istanbul: se non campo neutro, quantomeno indipendente.

Così, a tre anni dall’ultima volta, Ucraina e Russia tornano a parlarsi. E sul taccuino, cerchiata in rosso, ad attirare l’attenzione è una domanda: “Cosa dobbiamo aspettarci?“
Per rispondere al quesito, esistono due strade.
La prima: leggere i pensieri di Vladimir Putin. Difficile, oltre che sconsigliato.
La seconda: affidarsi ai rumours che arrivano tanto da Istanbul quanto dalle due parti coinvolte.
Spoiler: sono poche le buone nuove.
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