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Pubblicato il 25 maggio 2025
Chi studia da anni il Caro Leader non si dice sorpreso: “Chi sbaglia paga”, è da sempre il suo motto preferito.
Fosse ancora vivo, a confermarlo sarebbe certamente Jang Song-thaek, per anni uomo tra i più potenti del regime. Il fatto di essere uno zio acquisito, di aver sposato la sorella di Kim Jong-il, non lo ha protetto dalla furia del figlio, Kim Jong-un.
Nel 2013 venne giustiziato per aver ordito un colpo di stato – o almeno, così raccontò Pyongyang. Ma fra le righe della comunicazione della sua dipartita, la dinastia del Monte Paektu disseminò altri indizi: Jang aveva applaudito troppo debolmente durante la cerimonia di incoronazione di Kim. Per non parlare della volta in cui osò posizionare un blocco di granito con la firma del leader in un angolino.

Di vicende come questa, la storia del regime nordcoreano è piena. Questione di rispetto, di timore da incutere nei possibili oppositori, e ovviamente di follia.
L’ex ministro della Difesa di Kim, per dire – tale Hyon Yong Chol – pagò a caro prezzo un pisolino durante un interminabile comizio del leader. Per non sapere né leggere né scrivere, Kim ordinò che fosse giustiziato da un plotone d’esecuzione. Come? Semplice: con l’ausilio di un cannone antiaereo, tanto per gradire.

Si capisce, visti i precedenti, che il grave “incidente” andato in scena il 21 maggio a Chongjin, sotto gli occhi sbalorditi e infuocati di Kim, non potesse finire facilmente in archivio. Al contrario: la campagna punitiva è solo all’inizio.
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