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Pubblicato il 26 maggio 2025
Hanno il compito di fornire analisi strategiche sui principali eventi globali. I loro clienti sono signori esigenti: investono su scala planetaria, e ogni instabilità, ogni guerra, ogni sussulto politico può trasformarsi in un rischio o in un’opportunità. Prevedere significa proteggere, e chi sbaglia – in questo campo – non vede andare in fumo solo credibilità: perde miliardi.
È su queste basi che JPMorgan, una delle più grandi e influenti istituzioni finanziarie al mondo, ha deciso di dotarsi di un proprio Center for Geopolitics, una divisione interna pensata per monitorare tensioni internazionali, conflitti, alleanze, elezioni e scosse di potere con lo stesso rigore con cui si analizzano mercati e tassi d’interesse.
A firmare il report che nelle ultime ore a Wall Street passa di mano in mano sono due “pezzi grossi”: Derek Chollet e Lisa Sawyer, profili con anni di esperienza ai vertici della sicurezza nazionale americana.
Il primo con un passato da consigliere del Pentagono e del Dipartimento di Stato; la seconda reduce da esperienze alla Casa Bianca e al Dipartimento della Difesa, dove ha gestito per anni dossier strategici ad alta sensibilità, dall’Europa alla NATO.
Ecco, il loro lavoro riguarda la questione del nostro tempo: la guerra in Europa, l’invasione russa dell’Ucraina. E tenta di rispondere ad alcune delle domande che ossessionano gli investitori (e non soltanto): come andrà a finire, chi vincerà?
Per tirare le somme non usano troppi fronzoli. Snocciolano quattro scenari, li mettono in fila, li valutano in termini di probabilità, costi, impatti geopolitici ed economici.
Parlano di vittorie militari, ma anche di collassi strategici, di conflitti congelati, di armistizi imperfetti, e soprattutto di conseguenze a lungo raggio: sull’Europa, sull’ordine globale, sui mercati.
Perché l’obiettivo non è capire chi ha torto o ragione. Piuttosto è capire quanto durerà il caos. E chi saprà trasformarlo in margine di vantaggio.
E allora: qual è il verdetto?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
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