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Pubblicato il 31 maggio 2025
Raimundas Vaikšnoras non si fida. Dopotutto è il suo mestiere.
Da comandante dell’esercito lituano non può permettersi slanci di ottimismo. Vale anche adesso, dopo aver preso atto dei messaggi veicolati nelle ultime ore tanto da Mosca quanto da Minsk: “Le esercitazioni Zapad-2025? Non temete, la manovra principale avverrà lontano dai confini”.
È chiaro il tentativo: mostrarsi propensi alla de-escalation verso l’Occidente. Ma tra gli analisti militari è forte la diffidenza: “Nessuna inversione di marcia: è solo che molti dei reparti impegnati nell’ultima esercitazione Zapad, quella avvenuta quattro anni fa, sono attualmente dispiegati in Ucraina. Russi e bielorussi non hanno i numeri, molto semplicemente”.
Sarà, ma allora perché Vaikšnoras ha appena annunciato che il livello di prontezza dell’esercito lituano, nei giorni dell’attesa esercitazione congiunta, verrà aumentato, sia in termini di personale che di addestramento? Negate le licenze ai soldati regolari, intensificato l’addestramento dei riservisti, incrementato il coordinamento con i Paesi Alleati confinanti.
Punto di domanda: che succede?

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