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Pubblicato il 14 luglio 2025
Ricercare un intervento di Emmanuel Macron più drammatico di quello andato in scena ieri sera è un esercizio inutile. Non troverete nulla di simile nei suoi anni all’Eliseo. Niente di neanche lontanamente paragonabile ai toni utilizzati per rivolgersi alle Forze Armate transalpine alla vigilia della festa nazionale. Non era il presidente di un Paese in stato di guerra, ma quasi. Non era il leader di una nazione impegnata in un conflitto attivo, ma sulle soglie. Non era certamente il capo di Stato di una nazione in tempo di pace.
Sulla stampa italiana sono stati riportati alcuni passaggi del suo intervento. Con tutto il rispetto: mancano sia il contorno che la sostanza. A disposizione dei lettori del Blog, ho pubblicato una traduzione estesa del suo discorso. Un discorso che contiene al suo interno un passaggio del genere: “Di fronte a questa accelerazione della storia, non esistono più retrovie e non esiste più un fronte. I conflitti sono multiformi, multidimensionali, e richiedono densità; richiedono di irrobustire le nostre capacità, le nostre forze e la nazione intera. Lo dico qui davanti a voi: ce la faremo“. E ancora, per fare un altro esempio: “Noi siamo la generazione che non ha conosciuto la guerra, decisa a far sì che i nostri figli conoscano solo la pace. Ma siamo lucidi: non abbiamo più i dividendi della pace di cui hanno beneficiato i nostri genitori. È finita”.
La lettura è fortemente consigliata. Direi che è quasi necessaria per capire cosa ci attende. Una sola, ultima, premessa: a differenza di quanto accaduto per il discorso del Capo di stato maggiore Burkhard questo articolo è riservato agli iscritti al Blog. Non è cattiveria, è solo la volontà di “premiare” con contenuti esclusivi tutti coloro che sostengono il mio lavoro quotidianamente. Grazie a tutti. E “buona” lettura.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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