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Pubblicato il 15 luglio 2025
Da ormai diversi giorni Taiwan tenta di dare forma al proprio incubo, al mostro che le impedisce di dormire sonni tranquilli, al destino che ritiene ineludibile. È per questo che una settimana fa a Taoyuan, negli spazi lasciati sguarniti dagli studenti di una scuola media in pausa estiva, sono stati visti entrare circa 300 riservisti. Obiettivo: imparare a maneggiare mortai e fucili.
Copione simile a quello andato in scena in tante altre città dell’Isola: sono 22mila, il numero più alto di sempre, i cittadini della riserva mobilitati dallo Stato. È superfluo specificarne il motivo: prepararsi al peggio è necessario. L’invasione cinese – la più annunciata, la più temuta – arriverà.
Han Kuang 41, l’esercitazione più grande di sempre, ha una durata prevista di 10 giorni, il doppio dell’anno scorso. I pianificatori militari di Taipei, in cerca di risposte e verità, hanno inscenato un attacco cinese ai centri di comando e alle infrastrutture: cosa accadrebbe se i vertici fossero tagliati fuori dalle comunicazioni? Come potrebbe svolgersi la difesa di Taiwan con un comando decentralizzato? Qui non si tratta di realizzare il “compitino”. Alcune parti delle esercitazioni sono state tenute nascoste agli stessi soldati, così da testare la risposta delle truppe nell’eventualità di un attacco improvviso.
Eppure tutte le simulazioni condotte in questi anni concordano su un aspetto: Taiwan avrà speranze di salvarsi soltanto se a combattere sarà l’intera Isola. Tutte le componenti della società taiwanese dovranno mobilitarsi, svolgere i propri compiti nella maniera più precisa. Ecco spiegata l’attenzione dei riservisti nei confronti dei loro istruttori militari. Non è soltanto che un piccolo dettaglio, in combattimento, potrà fare la differenza fra vivere e morire. È che dal comportamento in battaglia del singolo dipenderà il destino collettivo.
Le movenze sono incerte, un occhio esperto è in grado di notare diverse pecche nella condotta dei riservisti, ma questi uomini sanno già molto: sanno muoversi, tenere fra le mani un fucile. E all’occorrenza sparare, difendere un obiettivo. È il risultato di anni di cultura della difesa, un investimento che Taiwan spera di non dover mai riscattare, ma che nel peggiore dei casi potrebbe rivelarsi decisivo.
Ancora una volta: oltre alle truppe regolari sarà la riserva l’elemento cruciale della resistenza dell’isola: come l’Ucraina nei primi giorni di assedio, Taipei dovrà sopravvivere. In questo caso, non per meritare l’aiuto del mondo libero, ma per dare tempo agli Alleati di arrivare in soccorso. E, se ne troveranno il coraggio, di sfidare la Cina.
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