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Pubblicato il 16 luglio 2025
“La situazione della sicurezza nel vicinato della Svezia si è gradualmente deteriorata negli ultimi anni“, sconvolta dall’invasione russa dell’Ucraina. Il forte peggioramento della situazione di sicurezza rende necessario “aumentare la disponibilità di personale e rafforzare la capacità di resistenza della difesa militare“. Occorrono “misure che possano essere applicate rapidamente agli attuali sistemi di approvvigionamento del personale, piuttosto che su cambiamenti di sistema a lungo termine“.
È la premessa di un rapporto commissionato dal governo svedese, un’indagine che ha avuto l’effetto di dominare il dibattito a Stoccolma nelle ultime ore. Senza cedere agli allarmismi, respingendo le isterie collettive, ma con la fredda consapevolezza che se persino un Paese che per decenni ha coltivato la neutralità come una religione decide oggi di blindare la sua macchina militare, significa che la festa europea è finita. E da un pezzo.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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