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Pubblicato il 12 agosto 2025
A circa 72 ore dall’appuntamento in Alaska, leader e funzionari europei brancolano nel buio sulle reali intenzioni di Donald Trump rispetto all’incontro di Ferragosto con Vladimir Putin.
Da Roma a Berlino, da Parigi a Londra, passando per Bruxelles – intesa come quartier generale della NATO, molto più che come sede dell’Unione Europea – sforzi a tutti i livelli si registrano per influenzare il piano d’azione dell’amministrazione americana.
Collaboratori del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sentiti dal Blog, ammettono in questo senso la loro preoccupazione: “Sappiamo che Putin tenterà di manipolare Trump. Conosce ogni dettaglio della linea del fronte: è più preparato perché per lui questa guerra è la battaglia della vita. E poi i russi sono maestri in questo tipo di contrattazioni“.
È un messaggio simile a quello ripetuto da Volodymyr Zelensky a tutti i suoi interlocutori in queste ore. Il presidente ucraino ha portato ai colleghi del Vecchio Continente le ultime valutazioni dell’intelligence militare ucraina: la Russia non sta preparandosi a un cessate il fuoco o alla fine della guerra, non c’è alcuna indicazione che il Cremlino abbia impartito ordini in funzione di una situazione postbellica. Al contrario, soldati russi spingono con rinnovata forza, guadagnano terreno nel Donetsk e avvicinano obiettivi a lungo inseguiti, come l’accerchiamento delle città di Kostyantynivka e Pokrovsk.
E poi c’è Trump. The Donald presenta uno stile negoziale che è un’incognita per chiunque. Il presidente americano è fiducioso nei propri mezzi: si è detto certo di essere in grado di capire “nei primi due minuti” le intenzioni di Vladimir Putin.
E allora? E allora uniamo scenari e retroscena. Mescoliamo le dichiarazioni di più funzionari occidentali, i sussurri delle ultime ore, i precedenti di Vladimir Putin e Donald Trump nelle negoziazioni e una valutazione della situazione sul terreno. Mescoliamo: otterremo i possibili esiti del vertice con il leader russo.
Cinque scenari, dal più favorevole per l’Ucraina al più inquietante. Partiamo.
Sarebbe la vera “vittoria” diplomatica di Trump: probabilmente l’unica in grado di assicurargli il Nobel per la Pace. Sottoposto alle pressioni americane, Putin comprende di non avere margine di manovra. Il leader russo accetta la proposta iniziale degli Stati Uniti (già accordata da Kyiv): cessate il fuoco totale e incondizionato di 30 giorni e ok ai negoziati con l’Ucraina (e con Zelensky?) per una pace duratura e sostenibile. L’Ucraina mantiene le posizioni attuali al fronte, senza ulteriore perdita di territorio. Il supporto militare occidentale e le sanzioni contro la Russia restano in vigore fino alla firma di un trattato di pace. È il “deal” migliore che Trump possa strappare.
Putin prende tempo, ma Trump ottiene “qualcosa”.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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