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Pubblicato il 26 agosto 2025
“Shoigu! Gerasimov! Dove sono le fottute munizioni?“.
Le urla dell’orco di San Pietroburgo squarciano l’oscurità di Bakhmut. Lontana Mosca tace, per ora. Ma distante centinaia e centinaia di km, a ogni sillaba pronunciata da Evgenij Prigozhin, il cuore della signora Violetta, 80 anni superati da un po’, perde un colpo.

Quante volte glielo ha detto in passato? “Ženja, puoi smetterla di parlare francese?“. Così si riferisce a quelle brutte parole, così chiede al proprio figlio di moderare il linguaggio, di mettere in un angolo il vocabolario eredità degli anni trascorsi in prigione.
Ma ogni volta, dinanzi alle proteste della donna, Prigozhin risponde: “Mamma, se non parlo in questo modo, loro non mi capiranno“.
“Loro” sono i suoi uomini, gli avanzi di galera che ha strappato alle giornate tutte uguali della reclusione. Ma a un patto, dirsi pronti a rischiare la morte. Glielo ha detto guardandoli negli occhi, uno a uno, passandoli in rassegna nella colonia penale numero 8: “Io vi porto con me, vivi, ma non sempre vi riporto indietro. Ci sono domande, signori?“.
Eppure questa volta è diversa da tutte le altre. I destinatari dei quesiti posti “in francese” non sono figli di nessuno, uomini dimenticati dal mondo: “Shoigu, Gerasimov! Dove sono le fottute munizioni?“. Anche loro, per capire, devono essere trattati in questo modo? Violetta Prigozhina non lo sa, immagina di no. Ma in quei momenti ripensa a tutte le volte in cui si è presentata nell’ufficio del figlio, per parlargli, per chiedergli un po’ di soldi. In attesa che si liberasse dai suoi incontri, che finisse di sbraitare da dietro la porta, chiedeva alla sua segretaria: “Ma come fate ad ascoltare tutto questo ogni giorno?“. Risposta: “Violetta, se ci fossi io, là dentro, li avrei già uccisi“.
Non Evgenij, non i suoi uomini. Ma “Shoigu, Gerasimov!”…
Ecco, se Ženja a Bakhmut urla a più non posso è per un’altra ragione: è perché stavolta sa che non troverà orecchie disposte a dargli ascolto. La sua copertura è saltata da poche ore.
Funzionari dell’intelligence russa hanno scoperto il suo piano: il leader del Gruppo Wagner vuole tendere un agguato al ministro della Difesa russo e al Capo di Stato Maggiore, sequestrarli, metterli a tacere. Era tutto pronto.
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