Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Pubblicato il 31 agosto 2025
Un piccolo errore di sottovalutazione. Un dettaglio che non va al proprio posto. Un silenzio di troppo. Le più grandi operazioni di intelligence iniziano spesso allo stesso modo. La fantasia di uno 007, l’intuizione che cambia la storia. Gli Stati Uniti arrivarono alla cattura di Osama bin Laden attraverso una telefonata apparentemente innocua. Cercavano da anni il suo corriere, l’uomo che si assicurava di mantenere i contatti fra il leader di al-Qaeda e il resto del mondo. Lo trovarono grazie a una chiamata a bordo strada, al colpo di telefono di un vecchio amico: “Dove sei stato? Ci sei mancato. Che cosa ti succede? E cosa stai facendo ora?“.

Il corriere rimase sul vago: “Sono stato molto impegnato”. Ma l’altro non si arrese, lo incalzò, chiedendo cosa stesse facendo di preciso. Fu allora che Abu Ahmed al-Kuwaiti si tradì. A una breve pausa di esitazione seguì la risposta che le spie americane in ascolto attendevano da quasi un decennio: “Sono tornato con le persone con cui stavo prima“. L’amico finalmente capì. Era chiaro, aveva lavorato per bin Laden: “Che Allah ti faciliti le cose“.

Jon Darby, l’uomo che per quattro decenni ha diretto le operazioni della National Security Agency (NSA), ha chiarito perfettamente la morale della storia, spiegando in questi termini il lavoro dell’intelligence: “È come costruire un puzzle, ma è un puzzle che ha una particolarità: potresti avere davanti a te, sul tavolo, soltanto alcuni pezzi. Altri sono sul tappeto, il cane ne ha mangiati un po’, altri sono dall’altra parte della strada, altri ancora dall’altra parte della città, alcuni sono in fondo all’oceano, e alcuni semplicemente non esistono. Il tuo compito, come analista, è trovare quanti più pezzi possibili, con qualsiasi metodo a disposizione, lavorando con partner o altre fonti. E poi riuscire a metterli insieme senza avere l’immagine sulla scatola che ti dica come vanno combinati“.
È lo stesso metodo che, negli ultimi mesi, Israele ha applicato per colpire i suoi nemici, facendo crollare ogni loro certezza, raggiungendoli là dove si ritenevano invulnerabili. Un mosaico di indizi raccolti nel tempo. Pezzi sparsi, spesso fragili e disordinati, e un disegno visibile soltanto con molta immaginazione. Ma alla fine, dopo tanto lavoro, ecco il successo capace di riscrivere molte pagine del manuale dell’agente segreto, di ridefinire l’ambito del “possibile” in quell’arte chiamata intelligence.
Alla mezzanotte del 13 giugno, i generali israeliani sono riuniti in un bunker costruito sotto il quartier generale dell’Aeronautica. A 1.600 km di distanza, i loro colleghi iraniani sono in procinto di fare un’amara scoperta. Come nel banchetto nuziale trasformato in agguato mortale nel corso di un episodio iconico de “Il Trono di Spade“, così il vertice dei capi militari di Teheran si rivelerà un massacro. Le “Nozze Rosse” saranno le loro.

Eppure in quei frangenti, a Tel Aviv, c’è chi dubita che l’operazione possa andare effettivamente in porto. Israele ha già fallito, sbagliato valutazione. È successo quando ha creduto di poter tenere a bada il programma nucleare iraniano attraverso una campagna di sabotaggi, alternando esplosioni in uno dei principali siti di arricchimento all’assassinio di alcuni scienziati. Non è bastato.
Ma fallire questa volta potrebbe avere un costo anche maggiore: colpire gli obiettivi riuniti nello stesso luogo è importante per evitare che la rappresaglia iraniana si riveli più dolorosa. Serve un’operazione ambiziosa, quasi inverosimile. È così che la letteratura viene nuovamente in soccorso: si chiamerà “Operazione Narnia”, dal mondo immaginario creato da C.S. Lewis. Un regno fantastico, accessibile solo attraverso un armadio che si apre su un’altra dimensione. Un nome scelto non a caso: anche questa missione, agli occhi di molti pianificatori israeliani, sembra appartenere più alla fantasia che alla realtà.
I preparativi sono in corso da mesi, forse da anni. Nel novembre 2024, ben 120 funzionari dell’intelligence e dell’aeronautica israeliana si riuniscono per stilare la lista dei bersagli: oltre 250 obiettivi fra scienziati, impianti nucleari, rampe di lancio di missili e comandanti militari. La priorità assoluta è conquistare la superiorità aerea: unico modo per avere libertà d’azione nei cieli iraniani e colpire con forza. Per farlo, gli israeliani incrociano migliaia di fonti di intelligence, mappano le difese iraniane, introducono clandestinamente nel Paese centinaia di droni quadricotteri armati di esplosivi – nascosti in valigie, camion e container – insieme a munizioni telecomandate. Piccoli team di infiltrati, dotati di adeguato equipaggiamento, si appostano vicino alle difese aeree e ai siti di lancio iraniani, pronti a neutralizzarli ad attacco in atto. Anche i droni a lungo raggio vengono mobilitati: alcuni vengono testati la notte della prima operazione. Tutto pronto, dunque, o forse no? No, serve prima un bluff. Un grande bluff.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
Iscriviti