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Pubblicato il 08 settembre 2025
Alla tentazione di rivendicare questa o quell’altra azione spettacolare, di svelare infine la sua firma su alcune delle operazioni che tanto dolore hanno inferto a Vladimir Putin e alla sua cerchia, Kyrilo Budanov ancora oggi non cede: “No”, ripete cinque volte al giornalista ucraino che lo intervista, “sa, sarebbe come dichiararsi pubblicamente come terrorista a livello mondiale“. E quindi “no, non lo farò“.
Ma attenzione, non si tratta di rinnegare sé stessi, di mettere sullo stesso piano le azioni intraprese per garantire la sopravvivenza del proprio popolo con quelle condotte – ad esempio – dai nemici del suo Paese.
Sollecitato sull’argomento, il capo delle spie di Kyiv pretende infatti massima dignità per il suo impegno: “Dietro una missione c’è sempre un processo creativo“, spiega.
Una piccola pausa, prima di precisare: “È come un’arte. Non è come creatività, è proprio un’arte. Sì, signori, l’intelligence militare è arte“.
Se ciò che dice è vero, Budanov allora è un Maestro. Alla sua bottega chiedono di entrare allievi provenienti da tutto il mondo, spie di Paesi alleati desiderose di apprendere i trucchi del mestiere.
È uno dei pochi momenti in cui lo sguardo altrimenti inespressivo di Budanov si accende. Chissà quali pensieri affollano adesso la sua mente. Forse la preoccupazione per l’inverno alle porte, la stagione fredda che Vladimir Putin sfrutterà “per uccidere la nostra gente in luoghi in cui le sue truppe non sono riuscite a spingersi“, per citare le parole utilizzate pochi giorni fa dal presidente.
O forse c’è dell’altro, forse a invadere i pensieri di Budanov è il timore di una nuova mobilitazione russa, un’aggiunta di forze che potrebbe aggravare la perenne condizione ucraina di inferiorità numerica: “Purtroppo è una minaccia seria. Sarà doloroso per la Federazione Russa, ma è realistico e una tale minaccia, purtroppo, esiste“.
Eccola, una delle migliori qualità di Budanov: la capacità di essere diretto, a rischio di risultare brutale. È possibile che una nuova mobilitazione scateni una protesta in Russia? Che da questo azzardo nasca un movimento pacifista? Ipotesi da scartare: “Assolutamente. È ridicolo. Guardi, se parte una nuova mobilitazione, gli umori nella società saranno negativi. E i russi l’hanno visto quando nel 2022 hanno mobilitato e cercato di fermarlo il più in fretta possibile. Ma fermerà la macchina russa? No, non la fermerà”.
Domanda: c’è qualcosa che può riuscire nell’impresa? Risposta: forse sì, ma non fateci affidamento. Forse un cigno nero.
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