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Pubblicato il 16 settembre 2025
La sera sembra scorrere serena nelle strade di Varsavia. Un momentaneo senso di tregua si respira nella capitale polacca: la grande paura, dopo l’ultima incursione di droni russi, sembra rientrata.
Sarà merito delle rassicurazioni degli Alleati. Oppure di una compattezza insperata: chi ha osservato da vicino gli scambi fra il presidente Karol Nawrocki e Donald Tusk racconta infatti di un livello di collaborazione finalmente all’altezza delle istituzioni. E soprattutto della minaccia.
Tutti (o quasi), in Polonia, sembrano remare dalla stessa parte.
Forse pure per questo il post social del primo ministro sembra fare ancora più male, gela letteralmente milioni di polacchi. Tusk avvisa: “Poco fa il Servizio di Protezione dello Stato ha neutralizzato un drone che operava sopra gli edifici governativi (via Parkowa) e il Belweder”, una storica residenza presidenziale di Varsavia.
“Due cittadini bielorussi”, continua, “sono stati arrestati. La polizia sta indagando sulle circostanze“.

È inevitabile che la mente corra a una nuova provocazione dei vicini di casa. I passaporti dei sospetti rappresentano un tassello fondamentale, il punto di partenza obbligato per qualsiasi indagine. Ma che il mosaico sia tutto da comporre emerge chiaramente fin dai primi scambi.
Gli inquirenti lo intuiscono poco dopo, quando interrogano – per ore – i due fermati.
Si tratta di due giovani. Un ragazzo e una ragazza. Lui ha 21 anni e, a differenza di quanto affermato inizialmente da Tusk, ha cittadinanza ucraina. Vive in Polonia da circa 8 anni, circostanza che sembra tranquillizzare, almeno in parte, i servizi locali.
Discorso diverso per la ragazza. A farla guardare con particolare sospetto non c’è solo la nazionalità bielorussa, ma anche il fatto che sia arrivata nel Paese da una manciata di giorni. Possibile sia stata assoldata da Minsk con l’intento di spiare (o peggio) i vicini polacchi?
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