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Pubblicato il 18 settembre 2025
Chi frequenta abitualmente i corridoi del Cremlino afferma con certezza che Dmitrij Kozak, nel complesso presidenziale, ormai da tempo non si vedeva quasi più. Eppure minimizzare conta il giusto: fa comunque un certo effetto sapere che il suo studio non si riaprirà. Almeno non per lui.

Sono gli assistenti più esperti, quelli coi capelli bianchi sulle tempie, a sperimentare un particolare spaesamento. Perché in fondo credevano che fosse eterno, che godesse del privilegio riservato a pochi eletti da Vladimir Putin: una protezione senza data di scadenza dalle montagne russe della vita, debito di lealtà destinato dal leader ai propri uomini di fiducia.
Ma l’uomo di San Pietroburgo è cambiato. O forse si è solo stancato, dopotutto. Di Kozak e dei suoi consigli. Di ascoltarlo mentre tenta di convincerlo che iniziare la guerra in Ucraina è stato un errore, che fermarsi sarebbe cosa buona e giusta, che trovare una via d’uscita diplomatica onorevole è ancora – e sempre – possibile.

D’altronde la motivazione ufficiale per giustificare l’uscita di scena è quella utilizzata da molti dirigenti caduti in rovina: Kozak, dicono, entrerà nel mondo degli affari. Ma dopo un’esistenza nel settore pubblico, da braccio destro – e in alcuni frangenti pure qualcosa di più – di Vladimir Putin, risulta difficile credere a 66 anni abbia deciso di reinventarsi, di cambiare vita.
Per Putin è stato tutto: un ruolo ogni volta diverso, tagliato su misura, a seconda dei bisogni del leader. Anzi, molto meglio: un uomo capace di infilarsi in qualunque abito, di indossarlo indipendentemente dal taglio o dal tessuto.
Capo di gabinetto, referente principale per l’organizzazione dei Giochi Olimpici di Sochi, coordinatore dell’annessione della Crimea, diplomatico da spendere nei colloqui con gli occidentali, perfetto per denigrare il governo ucraino, ma pure capace di intercettare le preoccupazioni altrui. Nei negoziati con americani ed europei, si dice giocasse la parte del poliziotto buono, ripetendo più volte lo stesso leitmotiv: “Datemi argomenti per convincerlo!”. Come se capisse il loro punto, se si fosse trovato nell’altra squadra soltanto per uno strano capriccio del destino.
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