Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Pubblicato il 06 ottobre 2025
🚨🪖🇫🇷🇺🇸🇻🇪🇺🇦🇷🇺🇮🇱 Buonasera a tutti. Si rende necessario un secondo punto nave giornaliero. Quella che sembrava una giornata in apparenza fiacca sta riservando colpi di scena a raffica.
🇫🇷Partiamo dalla Francia, dove le dimissioni a sorpresa del primo ministro Sébastien Lecornu hanno aggravato una crisi politica apparentemente senza soluzione. L’ex ministro delle Forze Armate ha convocato questa mattina i giornalisti all’esterno di Matignon rendendosi protagonista di uno sviluppo drammatico: l’annuncio d un passo indietro a meno di 24 ore dalla presentazione della sua compagine di governo. Lecornu ha spiegato l’impossibilità di onorare il suo incarico con una formula molto semplice: “I partiti politici continuano a comportarsi come se avessero tutti la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. E io mi sono ritrovato in una situazione nella quale ero pronto a dei compromessi, ma ogni partito politico voleva che l’altro partito politico adottasse la totalità del suo programma”. Sembrava finita. E invece non lo era. Questo pomeriggio Lecornu ha varcato la soglia dell’Eliseo su invito del suo inquilino, l’uomo chiamato a risolvere una crisi che per buona parte deriva da scelte sbagliate. Monsieur le Président ha deciso per questo di cercare di estrarre ancora una volta il coniglio dal cilindro: “Scusa, Sébastien, che ne diresti di fare un passo avanti dopo aver fatto un passo indietro?”. La richiesta di Emmanuel Macron è chiara: chiedere un supplemento di riflessione al primo ministro e ai partiti francesi. Tempo fino a mercoledì per trovare l’intesa sui temi che dilaniano la politica nazionale. Dovesse fallire anche questo tentativo, Macron si troverebbe davanti a tre scenari. Uno più complicato dell’altro. Il primo: rivolgersi a un’altra figura alla quale affidare l’incarico di primo ministro. Domanda: perché dovrebbe funzionare se finora non ha funzionato? Il secondo: un nuovo scioglimento dell’Assemblée Nationale, elezioni anticipate, con il serio rischio (quasi una certezza) di perdere seggi in parlamento. E infine il terzo, il sogno proibito delle opposizioni: Emmanuel Macron che prende atto dell’impossibilità di risolvere la situazione e si dimette, facendo sì che il sistema si rigeneri a partire dalle elezioni presidenziali. Per chiarire: è un’ipotesi che Macron ha sempre allontanato, scacciando l’idea di lasciare l’Eliseo prima della scadenza naturale del suo mandato, nel 2027. La sensazione, a torto o a ragione, è che Macron intenda sfruttare tutto il tempo garantitogli dalla Costituzione in particolare per guidare la politica estera francese in questo momento di grandi turbolenze. Staremo a vedere.
🪖🇺🇸🇻🇪 Entra ed esce dal punto nave, ma attenzione agli sviluppi in Venezuela. Caracas comunica di aver informato gli Stati Uniti di un piano da parte di “settori estremisti della destra venezuelana locale” intenzionati a “un’operazione sotto falsa bandiera” contro l’ambasciata americana nella capitale venezuelana. Secondo la versione del regime di Nicolás Maduro, l’opposizione avrebbe programmato di collocare “esplosivi letali” all’interno della sede diplomatica statunitense con l’obiettivo di danneggiare il governo venezuelano. Bisogna ricordare come i rapporti diplomatici ufficiali tra i due Paesi risultino ufficialmente interrotti dal 2019, anno in cui il personale diplomatico a stelle e strisce ha lasciato Caracas. Ciò non toglie che le immagini di un’esplosione nei locali dell’ambasciata USA sarebbero fortissime dal punto di vista simbolico e mediatico, alimentando la spinta – già fortissima – nei corridoi del potere di Washington per un intervento risolutivo mirato alla destituzione del dittatore venezuelano. Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez, ha dichiarato che il governo ha avvertito degli sviluppi in questione anche “un’ambasciata europea”, senza precisare quale, con l’obiettivo di “comunicare la gravità di questa informazione al personale diplomatico” degli Stati Uniti. Al tempo stesso, Caracas afferma di avere “rafforzato le misure di sicurezza presso quella sede diplomatica che il nostro governo rispetta e protegge”. Ripeto: è un altro fronte da tenere costantemente monitorato.
🪖🇺🇦🇷🇺🇮🇱È una promessa di Volodymyr Zelensky: l’Ucraina risponderà colpo su colpo agli attacchi russi. Kyiv non vuole la guerra, ma è pronta a difendersi. E a contrattaccare. Farlo significa fare in modo che i russi “sentano” di essere parte di un conflitto, condizionare la loro quotidianità, convincerli che le decisioni di Vladimir Putin hanno delle conseguenze. La notizia è che Zelensky sta mantenendo la promessa. Quasi 40mila residenti nella città di Belgorod sono rimasti senza corrente elettrica dopo un raid ucraino che ha danneggiato le infrastrutture energetiche che servono l’area. Il governatore Gladkov ha ammesso che “i danni sono significativi” e “l’entità dei lavori sarà notevole”. Squadre di emergenza sono state dispiegate nelle aree colpite, gli ospedali sono passati all’alimentazione di riserva, mentre le autorità non sono ancora in grado di indicare quando l’energia potrà essere ripristinata. La sensazione è che l’Ucraina continuerà su questa strada. Lo si evince anche dall’ultimo post social di Zelensky: “I russi non comprendono il prezzo di tutti questi blackout, di tutte le privazioni che il popolo ucraino vive e sopporta durante questa guerra. Non è nemmeno una questione di moralità – di cui sono privi – ma di percezione concreta. L’Ucraina non colpisce civili. Ma loro devono capire qual è il prezzo. (…) I russi ci stanno uccidendo. Non possono essere autorizzati a sentirsi a loro agio. E quando non si sentiranno più a loro agio, allora cominceranno a porre domande alla loro leadership”. Cos’abbiamo qui? Un avviso di ciò che vedremo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane: l’Ucraina intensificherà i raid contro le infrastrutture energetiche russe.
Il capitolo probabilmente più importante di questo punto nave straordinario è riservato agli iscritti al Blog. Riguarda i retroscena che trapelano dai negoziati tra Israele e Hamas in Egitto. È in atto una partita sotterranea che per Israele può rivelarsi una trappola e che ha il potenziale per far saltare il banco.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
Iscriviti