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Pubblicato il 17 ottobre 2025
Il giorno dopo la telefonata fra Donald Trump e Vladimir Putin, funzionari ucraini vicini a Volodymyr Zelensky non nascondono il loro stupore.
Non solo non credevano che i due leader sarebbero tornati a parlarsi a poche ore dall’arrivo a Washington del presidente ucraino, ma ancora di più non avevano messo in conto la possibilità di un secondo vertice, per giunta nell’ostile Budapest, dopo quello fallimentare in Alaska.
Si capisce allora perché lo staff di Volodymyr Zelensky attenda con preoccupazione l’esito della visita lampo in programma tra poche ore nella Cabinet Room della Casa Bianca.
Un pranzo di lavoro in cui la portata principale dovrebbe essere la discussione generale dei piani militari ucraini per l’autunno e il prossimo inverno. Da capire se con o senza il supporto dei missili americani.
Eppure, nonostante il pessimismo delle ultime ore, anche nella delegazione ucraina c’è chi continua a vedere il bicchiere mezzo pieno, a credere che il tempo del Trump ostile, sentimentalmente più vicino alle istanze russe, sia passato.
È un ottimismo che affonda le sue radici nei dietro le quinte che impiegano mesi per venire a galla. Uno di questi arriva a smentire l’impressione generale ricavata dal vertice di Anchorage, quello in cui Donald Trump e Vladimir Putin – tra tappeti rossi, strette di mano e applausi – sono apparsi più vicini che mai.
Nulla di tutto ciò. Impressione quanto mai sbagliata. Almeno stando a un retroscena dai contorni clamorosi firmato dal Financial Times.

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