Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Pubblicato il 20 ottobre 2025
É stato quando i contatti con i vertici di Caracas hanno preso a risultare “al momento non raggiungibili” che imprenditori ben collegati all’interno del Venezuela hanno capito. La situazione nel Paese si sta facendo seria, qualcosa sta succedendo davvero.
Non si trattava delle solite ricostruzioni di stampa inutilmente allarmiste. E nemmeno di una sfortunata coincidenza. Piuttosto della prova che il protocollo di sicurezza è stato pesantemente rivisto, costringendo uomini e donne vicinissimi a Nicolás Maduro a una quotidianità fatta di precauzioni e sacrifici logistici non indifferenti. È un carico emotivo stremante, è il peso di una morsa che non si allenta, la stessa che sta portando molti funzionari, separati dalle proprie famiglie, a porsi la stessa domanda ogni sera: “Ne vale davvero la pena?”.

Così sta accadendo: i principali esponenti del regime hanno dovuto cambiare telefono, forse nell’illusione di non essere tracciati, magari nella speranza di complicare il lavoro degli agenti statunitensi dispiegati in Venezuela.
Persino le guardie del corpo cubane, da tempo responsabili della loro sicurezza, sono state congedate con molti ringraziamenti: siete qui da troppo tempo, adesso rappresentate una debolezza. A sostituirli, nuovi contingenti provenienti da L’Avana, naturalmente.
Ma se esiste un solo indicatore capace di restituire i livelli di paranoia sperimentati dalla leadership, questo coincide con la scelta di dormire ogni notte in un luogo diverso.
Alti dirigenti venezuelani si spostano ormai continuamente fra diverse località: da Caracas a Maracay da Maracay a Valencia. È il paradigma dell’apprensione e dell’incertezza, la misura estrema intrapresa solitamente dai regimi che hanno fatto il loro ingresso nella fase agonica della loro esistenza, quella che precede la loro caduta. Poco cambia che sia attraverso una spallata, la fuga o la resa.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
Iscriviti