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Pubblicato il 25 ottobre 2025
Chi conosce davvero il Presidente giura che dare l’ultima autorizzazione gli sia costato, che sia stato uno degli atti più difficili dal suo ritorno alla Casa Bianca.
E non, come da tempo sostengono i suoi critici, in ragione di rapporti quanto meno opachi con Vladimir Putin.
Più semplicemente, perché premere il pulsante rosso delle sanzioni contro i giganti petroliferi russi ha significato ammettere di aver sbagliato. Forse di aver fallito.
Dopotutto davvero era convinto di porre fine alla guerra in Ucraina nell’arco di 24 ore o giù di lì.
E a volte si ritrova a dire ancora che questo, in fondo, è il conflitto più semplice da sistemare, in particolare rispetto agli otto che sostiene di avere già fermato. Vorrebbe tanto che questo diventasse il nono – che sia per ipotecare il Nobel o un posto in Paradiso poco importa – ma se solo fosse stato lui al potere, assicura, “questa guerra non sarebbe mai iniziata”.
Calcoli sbagliati, promesse infrante, un copione ormai sgualcito. È un fatto che la strategia dell’uomo d’affari per eccellenza, per ora, non abbia portato frutti.

Eppure non può essere solo un caso che Donald Trump ne abbia preso atto in un giorno apparentemente qualunque. Qualcosa deve essere accaduto per cambiare in poche ore quella che è stata la linea americana degli ultimi mesi.
E allora cos’è successo da quando il Presidente ha messo giù il telefono con Vladimir Putin?
Non si era detto soddisfatto?
Non credeva di aver avvicinato la pace?
Sì, nessuno può negarlo.
Lo stesso leader russo, nelle ultime ore, ha rigirato il coltello nella piaga, sottolineando come l’entusiasmo fosse a senso unico. La proposta di incontrarci in quel di Budapest? Non è stata farina del nostro sacco, ma del presidente Trump, e noi abbiamo accettato. Giusto.
Ma la notizia è che i retroscena emersi in queste ore rispondono al quesito rimasto in sospeso, rivelando l’anello mancante tra la telefonata del gran fraintendimento e la decisione di autorizzare quelle sanzioni fino ad allora sempre rinviate, di due settimane in due settimane. Fino al punto di rottura.
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