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Pubblicato il 28 ottobre 2025
Per farsi un’idea dell’attenzione riservata ai dettagli da Sanae Takaichi, sarebbe bastato parlare con Yukitoshi Arai, ex parrucchiere del nuovo primo ministro del Giappone.
La sua acconciatura, sostiene l’uomo, è progettata per mostrare che presta ascolto alle persone: “I lati sono lunghi, ma lei li sistema deliberatamente dietro le orecchie”. Non si tratta di un vezzo, e neanche di una coincidenza: è pura comunicazione, per quanto silenziosa.
C’è dell’altro? Sì. Studio, cura dei particolari, analisi dei precedenti più famosi: nulla è lasciato al caso nella preparazione di una visita capace di influenzare i rapporti degli anni a venire con Washington.
Alle prime armi nei consessi internazionali, quanto meno nelle vesti di co-protagonista, Sanae Takaichi sceglie così di partire dalla storia, dall’esperienza del suo mentore, il compianto Shinzo Abe.
Nel 2019, in attesa dell’arrivo a Tokyo di Donald Trump, l’allora primo ministro fa una sola richiesta ai suoi collaboratori: voglio che il Presidente degli Stati Uniti non viva un solo momento di noia. Così finisce che i due giochino a golf, che assistano insieme a un torneo di sumo con tanto di consegna della “Coppa Trump” al vincitore, e che godano di una cena in un ristorante robatayaki, assistendo dal vivo allo spettacolo di una bistecca grigliata appositamente per loro.
Sanae Takaichi non può mettere nella partita lo stesso livello di confidenza del suo precedessore. Ma non vuol dire che rinunci a fare colpo. Col senno del poi, si può dire abbia compiuto il suo piccolo grande capolavoro. Ecco come ha conquistato The Donald in 4 mosse.

Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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