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Pubblicato il 30 ottobre 2025
Non è (ancora) un boato sotterraneo nel deserto del Nevada. E per ora il dito sfiora soltanto il pulsante rosso più temuto della storia del mondo. Ma l’effetto del messaggio pubblicato sui social da Donald Trump è già abbastanza detonante.
È un gioco di contrasti, nel pieno rispetto di quel principio chiamata deterrenza nucleare: dire e non dire, esporsi e ritrarsi.
La “nube atomica” sollevata dall’annuncio del presidente USA oscura idealmente persino l’atteso incontro con Xi Jinping: “Visti i programmi di test di altri Paesi, ho ordinato al Dipartimento della Guerra di iniziare a testare le nostre armi nucleari su base di parità. Tale processo inizierà immediatamente”.
Domanda: cosa sta dicendo Donald Trump?
La risposta non è così scontata. Ma porta con sé implicazioni potenzialmente devastanti. Se il mondo di oggi vi sembra pericoloso, sull’orlo del collasso, allora meglio non pensare a quello di domani. Lo ripeto oramai troppo spesso: la Storia è tornata.

Per capire di cosa stiamo parlando, occorre partire dalle basi. Quando si parla di test nucleari ci si riferisce normalmente a due grandi categorie di esperimenti:
A) Test non esplosivi. Sono i cosiddetti flight tests, test di volo. In questo caso l’arma – un missile balistico o da crociera – viene lanciata senza testata nucleare. L’obiettivo è verificare il funzionamento del sistema: traiettoria, propulsione, affidabilità dei vettori che dovrebbero trasportare le testate in caso di guerra reale. Sono prove che il Pentagono conduce regolarmente con missili come i Minuteman III.

Un’ipotesi è che gli Stati Uniti optino per un “test finale” del nuovo missile da crociera aviolanciato LRSO a capacità nucleare tuttora in fase di sviluppo, diffondendone il filmato. Si tratterebbe di un tipo di test dimostrativo capace di ottenere il massimo effetto politico senza violare la moratoria volontaria, in vigore da decenni, abbracciata da tutti i Paesi dotati di armi nucleari – tranne la Corea del Nord – sulla seconda categoria di test: quelli esplosivi.
B) Test esplosivi. Sono i più temuti, e quelli che il mondo non vede – o meglio, non sente – da più di 30 anni. Gli scienziati li chiamano “shots” (colpi). L’ultimo, noto con il nome di Divider, si svolse il 23 settembre 1992 al Nevada National Security Site, un vasto complesso a circa 105 km da Las Vegas. Un esperimento del genere comporta la detonazione reale di un ordigno nucleare in un sito sotterraneo. Per quanto progettato per contenere le radiazioni, un test simile non sarebbe esente da rischi. Nessuno potrebbe escludere con certezza la possibilità di una contaminazione del suolo e delle falde acquifere; lo stesso dicasi per le fughe accidentali di radionuclidi dal terreno circostante, con conseguenti contaminazioni locali e perfino diffuse nell’aria. Le comunità locali, inclusa l’area metropolitana di Las Vegas, potrebbero essere direttamente colpite da ricadute radioattive. Non è un caso che, secondo i sondaggi, indipendentemente dal partito di appartenenza, la maggioranza degli elettori del Nevada si opponga alla ripresa dei test.
Domanda: Trump fa riferimento a test esplosivi o non esplosivi?
La risposta fa tutta la differenza del mondo.
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