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Pubblicato il 12 novembre 2025
Chi ha avuto sotto gli occhi e tra le mani i documenti di addestramento e pianificazione militare venezuelani abbastanza a lungo da studiarli, afferma di aver visto “cose che voi umani non potete neanche lontanamente immaginare”.
Consigli su come orientarsi in condizioni di isolamento, dritte su come utilizzare una bussola, indicazioni su come interpretare la posizione del sole. Perfino le stelle.
Nulla di troppo grave, attenzione, informazioni comunque indispensabili per qualsiasi soldato, ma a prima vista non esattamente ciò che serve per opporsi al probabile attacco della prima potenza militare del Pianeta.
A prima vista, appunto.
Perché dopotutto il primo passo per vincere una guerra non è tanto guardare l’orizzonte, quanto riconoscere punti di forza e limiti, ma guardandosi allo specchio.
Nel caso specifico significa ammettere a sé stessi, ancor prima che agli altri, che il Venezuela mai e poi mai potrebbe resistere a un confronto con gli Stati Uniti in una guerra convenzionale. “Non dureremmo due ore”, per dirla con le parole di una fonte di Caracas. Dato di fatto, punto fuori discussione, che a partire da ora daremo per certo.
Ma un attimo dopo, messo un punto, voltata pagina, l’informazione che arriva dai documenti militari venezuelani è la seguente: l’intenzione del regime è quella di vendere cara la pelle.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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