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Pubblicato il 16 novembre 2025
La lunga attesa sta per finire. È dentro o fuori per gli Stati Uniti in Venezuela.
In un modo o nell’altro, saranno le prossime ore a sciogliere il rebus, a chiarire se Nicolás Maduro – scegliendo di restare all’interno del Paese, resistendo (finora) alla dolce tentazione dell’esilio – abbia vinto la sua mano di poker con Donald Trump.
È un azzardo, è il rischio affrontato da chi è convinto di trovarsi dinanzi a un giocatore impegnato in un bluff. Con una differenza rispetto a una classica partita a carte: un errore in questo caso può costare la vita, un regime change.
Ma in questo gioco di specchi c’è almeno una certezza: è che gli ultimi granelli di sabbia sono in procinto di depositarsi sul fondo della clessidra. A dirlo è un motivo grande quanto la portaerei più grande e potente del Pianeta, la USS Gerald Ford.

Diamante d’acciaio, cattedrale corazzata, arcipelago artificiale in avanzamento nei Caraibi sotto bandiera statunitense. La storia dice che gli altri comandanti fanno a gara per averla nella propria area di competenza. Il generale a capo del CENTCOM la vorrebbe nel Golfo per mostrare i muscoli all’Iran e garantire la protezione di Israele; il comando responsabile della sicurezza europea la reclama per bilanciare la pressione russa sul fianco orientale della NATO a scopo di deterrenza; nell’Indo-Pacifico c’è chi la considera quasi un diritto naturale, troppo preziosa per non essere schierata nello scacchiere dove si gioca la partita con la Cina, garanzia galleggiante da integrare alla portaerei permanentemente schierata in Giappone, così da scoraggiare la marina cinese.
Ogni comandante ha un dossier, minacce, pressioni da mostrare al Presidente per dimostrare che la Ford serve anzitutto a lui. Così è chiaro che arrivata nel teatro operativo ormai da qualche giorno, completato il fisiologico periodo di “assestamento logistico”, la portaerei dovrà colpire o ripartire, attaccare o ritirarsi.
Ad accrescere questo senso d’urgenza ci sono anche i reports provenienti dalla Casa Bianca: per tre giorni di fila il presidente Trump è stato aggiornato dai vertici delle forze armate americane sulle possibili opzioni militari in Venezuela. Non siamo in uno scenario di routine. Qualcosa di grosso bolle in pentola.
Domanda: che situazione troverebbero le truppe statunitensi sul terreno?

L’opzione di uno sbarco anfibio o di un’invasione terrestre resta oggi la meno plausibile.
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