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Pubblicato il 29 novembre 2025
C’è solo un modo per definire l’ultima esclusiva del Wall Street Journal: giornalismo.
Ma l’apprezzamento per il lavoro della testata americana lascia presto spazio a un misto di sensazioni sgradevoli. Fisiologico sgomento, l’amarezza tipica di un tradimento. E poi preoccupazione. Quella di chi ha capito che il mondo ha smesso di girare nell’unico verso per molto tempo ritenuto possibile. E che da questa giostra non si può scendere, servirà giocare.
Eccolo, il mood che accomuna oggi gli ambienti della sicurezza europei, per non parlare di quelli ucraini.
Perché i colloqui intrattenuti con decine di funzionari, diplomatici e ufficiali di intelligence non ammettono particolari dubbi: davvero gli Stati Uniti, attraverso la “linea Witkoff“, hanno accarezzato l’idea di premiare l’invasione di Vladimir Putin, mettendo sul tavolo accordi economici per 2.000 miliardi di dollari.
Lo hanno fatto non solo alle spalle degli ucraini, ma anche degli europei, scientemente estromessi dal negoziato, scioccati cammin facendo nell’apprendere che i cari vecchi apparati di sicurezza americani, loro interlocutori tradizionali, erano stati effettivamente messi ai margini.
E che Mosca stava vincendo, avendo già ottenuto uno dei suoi obiettivi di lungo corso: dividere l’America dai suoi Alleati.
Scoperta traumatica, capace di rendere evidente, agli occhi del Vecchio Continente, un vecchio adagio: se non sei seduto al tavolo, allora – molto probabilmente – sei nel menu.
Per capire occorre tornare indietro di qualche mese, all’inizio del 2025, quando Steve Witkoff riceve da Donald Trump l’incarico di negoziare la pace fra Russia e Ucraina.
Il metodo utilizzato dall’imprenditore proveniente dal settore immobiliare è a dir poco atipico, anche per gli altri componenti dell’amministrazione Trump.
A pensarlo è lo stesso Scott Bessent, Segretario al Tesoro USA, quando dallo staff di Witkoff arriva una richiesta a dir poco particolare per il suo Dipartimento: assistenza per permettere a un uomo d’affari russo sotto sanzioni di visitare Washington.
Quell’uomo è Kirill Dmitriev, banchiere d’investimento russo formatosi tra Stanford e Harvard.
Traduzione: conosce gli americani.

I due si sono subito piaciuti nel corso dell’ultimo viaggio a Mosca dell’americano: quando Trump ha inviato Witkoff a parlare con Putin, è stato Dmitriev a farsi notare.
I suoi argomenti devono essere stati convincenti, perché Witkoff, di ritorno negli USA, esprime la sua convinzione a voce alta: Dmitriev parla la sua stessa lingua, quella degli affari.
Nonostante le perplessità iniziali, Bessent dà il suo via libera: il 2 aprile, Kirill Dmitriev si presenta alla Casa Bianca. E non a mani vuote.
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