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Pubblicato il 01 dicembre 2025
🚨🪖🇺🇦🇷🇺🇪🇺🇺🇸 Buonasera. Difficile dire se si sia trattato di un’impressione momentanea, di uno stato d’animo passeggero. Eppure davvero il volto di Volodymyr Zelensky, accolto all’Eliseo da Emmanuel Macron, è apparso oggi più tirato, più teso del normale.
Fosse vero, non ci sarebbe da meravigliarsi: sono giorni complicati, tra i più difficili dall’inizio della guerra in Ucraina.
Il Presidente è assediato: in patria costretto a fare i conti con lo scandalo che lo ha privato del suo storico braccio destro, con le rivendicazioni di un’opposizione che ora reclama spazio.
E all’estero sottoposto a pressioni senza precedenti, costretto ad accettare la prospettiva di concessioni dolorose, sbagliate, da qualunque lato la si guardi.

Emmanuel Macron, quanto meno, ha riportato “la chiesa al centro del villaggio”, ricordando come “abbiamo chiesto per la prima volta un cessate il fuoco nel marzo di quest’anno, Zelensky ha accettato, la Russia ha detto no. C’è stata un’altra proposta a giugno, ci abbiamo lavorato, la Russia ha detto no. Poi c’è stato Anchorage, una proposta americana di mediazione, la Russia ha detto no. Ora l’America torna di nuovo con un’ulteriore proposta, dobbiamo aspettare la risposta della Russia: sono disposti o no a porre fine ai combattimenti?”.
In questo punto nave serale, gli iscritti al Blog troveranno un’anticipazione della risposta di Vladimir Putin nella forma che più ci piace: quella del retroscena. Se ne parla troppo poco, ma alle mire espansionistiche del Cremlino bisogna aggiungere un altro elemento di analisi.
Domanda: e se Putin avesse “paura” della pace? Nessuna implicazione psicologica, nessun trauma infantile da superare. Paura vera, tangibile, corroborata da minacce reali.
Ripeto: è un retroscena di cui non si parla abbastanza, ma che invece potrebbe risultare decisivo nelle valutazioni del dittatore russo, terrorizzato all’idea di dover fronteggiare l‘instabilità interna.
E poi? E poi altri due dietro le quinte.
Primo: gli sviluppi più importanti di oggi sul fronte dei colloqui, fra il “ritorno” dei Volenterosi e il pressing europeo su Trump.
Secondo: il racconto, per certi versi drammatico, della cacciata di Andriy Yermak da parte di Volodymyr Zelensky.
Andiamo, facciamo un punto nave. Buona lettura sul Blog.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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