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Pubblicato il 12 dicembre 2025
🪖🇺🇦🇷🇺🇺🇸Buonasera a tutti. Forse fra qualche anno, guardando indietro a questo periodo col giusto distacco, molti comprenderanno finalmente la portata della “rivoluzione Zelensky”, del signore che contro l’arroganza e la prepotenza ha scelto di restare, a rischio della propria vita, rifiutando un “passaggio” verso un porto sicuro, riscrivendo con la Spada e il Sigillo il manuale del leader di una nazione in tempo di guerra.
Ora le istruzioni per l’uso sono qui, a portata di mano, disponibili per chiunque abbia voglia di studiare il concetto di leadership, ma con una premessa essenziale da tenere sempre a mente: passare dalla teoria alla pratica non è per tutti.
Servono caratteristiche personali che non sono in vendita: vengono distribuite alla nascita, senza criterio, senza logica apparente. Zelensky dimostra di esserne in possesso ormai da quattro anni. E oggi ha aggiunto un altro capitolo incredibile a una storia di coraggio commovente.
Lo ha fatto presentandosi a sorpresa a Kupyansk, prima linea del fronte, nella città che Vladimir Putin appena tre settimane fa dichiarava di aver conquistato.
E il confronto fra i due capi di stato è a dir poco impietoso, stridente.
Anche Putin, quel giorno, indossava la mimetica, ma nel comfort ovattato di un hangar videosorvegliato, lontano dai luoghi del vero combattimento. Era una farsa, un atteggiamento, la pantomima di un leader che appare tale solo per esigenze televisive.

Zelensky si è spinto oggi a ridosso della grey zone, così vicino da poter sentire il rumore delle artiglierie e degli attacchi russi in sottofondo, mescolandosi fra gli uomini che costituiscono la più forte garanzia di sopravvivenza dell’Ucraina: un esercito di leoni.

Mentre registrava un messaggio con lo smartphone, rivolgendosi idealmente agli ucraini e al mondo intero, le sue parole hanno riportato a galla la memoria di un altro suono. Quello di una notte famosa. Era il febbraio 2022. Il Presidente uscì su via Bankova, mentre i sabotatori fedeli a Vladimir Putin gli davano la caccia nelle strade di Kyiv.
Zelensky parlava piano.
Ma le sue parole erano un ruggito, lo sono ancora.
Ora c’è chi sostiene che in geopolitica sia sbagliato personalizzare, che i leader non contano. Io credo l’opposto: Zelensky è uno dei motivi per cui l’Ucraina non ha perso la guerra. E nel punto nave odierno parleremo anche di altri retroscena riguardanti questa visita a sorpresa. Buona lettura sul Blog.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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