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Pubblicato il 18 dicembre 2025
Vellutata di castagne. Rana pescatrice à la nage. Sorbetto al limone con profumo di abete.
No, non sono impazzito.
È semplicemente il menù, chiaramente invernale, che oggi ha sostenuto capi di stato e primi ministri europei impegnati in colloqui decisivi per il futuro dell’Ucraina e dell’Unione Europea.
Mentre clicco sul tasto “pubblica”, discussioni a dir poco animate vanno avanti da ore a Bruxelles tra funzionari alla disperata ricerca di una quadra e leader europei al bivio, in attesa di capire se esista o meno un modo per consentire all’Europa di salvare la faccia e agli ucraini vite per tutto il 2026.
Il nodo della questione è noto da tempo: usare gli asset russi congelati o meno?
O meglio: se, come e a quali condizioni l’Unione Europea possa trasformare oltre 200 miliardi di euro sequestrati alla Banca centrale russa, e immobilizzati soprattutto in Belgio, in finanziamenti reali per sostenere la resistenza ucraina senza mettere piede in fallo, restando fedeli a sé stessi.
Il tipo di dilemma strategico è stato chiarito senza mezzi termini dal primo ministro polacco, Donald Tusk: “O il denaro oggi o il sangue domani”.
Domanda: cosa sta succedendo dietro le porte chiuse di Palazzo Europa?
No, no, mi correggo.
La domanda da porre è un’altra: che succede nei corridoi e nelle stanze aperte dove da ore entrano ed escono funzionari europei?
Per rispondere bisogna cercare nei dettagli spesso non raccontati, nelle procedure rivoluzionate che invece fanno la differenza.
C’è altro? Sì. Abbiamo una grave provocazione russa al confine estone.
E poi? E poi abbiamo un “porcospino d’acciaio” di cui parlare.
Andiamo a vedere. Facciamo un punto nave.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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