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Pubblicato il 12 gennaio 2026
🚨🚨🚨🪖🇮🇷🇺🇸🇮🇱Buonasera a tutti. Che succede? Succede che il campo visivo si sta restringendo.
Perché? Perché sta scendendo quella che in ambito militare viene chiamata “nebbia di guerra”.
Abbiamo informazioni incomplete, propaganda in azione, sfoggio di muscoli, rumore di fondo.
È il mix che di norma si scatena un attimo prima che gli eventi prendano il sopravvento sulle ricostruzioni.
Così il punto nave di oggi nasce con un’intenzione molto chiara: cercare, almeno in parte, di andare oltre questa cortina di opacità e distorsione, tentare di capire cosa si stia muovendo realmente dietro le quinte, mentre milioni di iraniani combattono la battaglia di una vita, quella che segnerà almeno un paio di generazioni.
Da dove iniziamo?
Da una certezza inquietante: il blackout di internet supererà presto il traguardo delle 100 ore.
Traduzione: siamo all’interno di un buio comunicativo che non lascia presagire nulla di buono.

Le testimonianze provenienti dal terreno restituiscono un quadro allarmante: abbiamo una carneficina tuttora in corso, una repressione con pochi precedenti nella storia, talmente estesa e cruenta da rendere complicato il tentativo di stabilirne le reali proporzioni.
Domanda: quando finirà questo “gioco” al massacro?
Risposta: tentare di stabilirlo è un altro degli obiettivi dell’appuntamento odierno.
Per questo non abbiamo scelta: dobbiamo consultare le mappe, ripescare dagli archivi qualche libro di storia, spingerci ad analizzare ipotesi che fino a qualche giorno fa avremmo reputato impensabili, valutare il tutto a seconda della nuova direzione.
Perché? Perché in queste ore, a Teheran e non solo, c’è chi guarda il cielo a ripetizione. Aspettando un aiuto, l’atteso soccorso esterno.
Negli stessi frangenti, a migliaia di chilometri di distanza, osservando un monitor, c’è chi scrive e riscrive piani militari, puntando gli stessi cieli, cercando di stabilire il momento migliore per entrare in azione. In attesa soltanto di un ordine.
E allora? E allora è il momento di fare ciò che fanno i marinai più esperti non appena il mare s’ingrossa: salire sul ponte, bagnarsi il dito, sollevarlo un po’. E vedere da che parte soffia il vento della Storia.
Non perdiamo altro tempo. Abbiamo molto da dirci. Andiamo, facciamo un punto nave.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
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